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	<title>Vittorio Zincone</title>
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		<title>Attilio Befera (Sette &#8211; maggio 2012)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 16:29:41 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Attilio Befera, 66 anni, è direttore dell’Agenzia delle Entrate e presidente di Equitalia, la società pubblica che riscuote i tributi e che da molti mesi è bersagliata da insulti, minacce e attentati. La settimana scorsa un uomo è entrato col fucile in una sede dell’Agenzia delle Entrate del Bergamasco, ha preso un ostaggio e ha minacciato il suicidio. Nell’immaginario collettivo dell’italiano tartassato in tempi di crisi, lo sportello delle imposte, purtroppo, è diventato il luogo simbolo dove lo Stato spreme i sudditi. E Befera è visto un po’ come lo sceriffo di Nottingham. Quello del cartoon Disney che bussa alla porta del più barcollante dei contribuenti e gli spilla anche l’ultima moneta: un vampiro, il perfido esattore di balzelli, il fustigatore sadico degli evasori. Mister tasse vive sotto scorta. Il suo leitmotiv è: «La legge non ci consente di distinguere tra evasori truffaldini e contribuenti morosi. Le tasse vanno pagate e basta».<br />
Incontro Befera nel suo ufficio romano, zona Eur. Sono i giorni della rivolta dei sindaci contro l’Imu, delle proteste contro i soldi pubblici regalati ai partiti spreconi in odor di corruzione e dell’invettiva leghista contro Equitalia. Sulla parete di fronte alla sua scrivania, c’è una lettera del 1875, incorniciata: “Signor Esattore, mi trovo nell’impossibilità di pagare le imposte. Firmato: Giuseppe Garibaldi”. Bretelle blu a pallini bianchi, gemelli ai polsi, Befera fuma un sigaro toscano dietro l’altro e con cadenza un po’ romanesca dice più volte che quello delle tasse è un problema culturale. Appena mi lamento del fatto che sul sito di Equitalia non si riesce ad accedere alle informazioni sulle proprie cartelle esattoriali, accende il computer. Clicca. Riclicca: «Io faccio un controllo on line almeno una volta al mese. Vede? Funziona». Prende una cartellina da un cassetto: «Queste sono le ricevute per la mia dichiarazione dei redditi». Ne approfitto per rispolverare una vecchia polemica sul suo doppio stipendio. I maligni parlano di cifre astronomiche. Befera replica: «Sono pagato come direttore dell’Agenzia delle Entrate nei limiti previsti dalla legge. E mi sono ridotto l’emolumento come presidente di Equitalia, dove ho deleghe operative, di oltre il 60%». Ci aggiriamo intorno ai quattrocentomila euro l’anno.<br />
Quando gli cito la frase di Beppe Grillo sullo Stato che strozza gli imprenditori più di quanto non faccia la mafia, mi guarda inorridito. Come dire: c’è bisogno di un commento? Gli faccio notare che persino il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha detto che «Equitalia ha esagerato». Scuote la testa.<br />
<strong>Da Pisapia non se l’aspettava?</strong><br />
«No. Lo devo chiamare. Non è mio compito rispondere ai politici, ma da quel che sento in questo periodo è come se Equitalia non fosse parte dello Stato. Ed è come se la riscossione delle tasse non fosse l’azione che permette allo Stato di funzionare».<br />
<strong>Il problema, forse, sono le modalità di riscossione.</strong><br />
«Ora ne parliamo. Ma prima le dico che cosa è emerso da un sondaggio che ho fatto predisporre: gli italiani pensano che Equitalia sia una società privata che recupera crediti e lucra sulle altrui sventure. In realtà Equitalia è lo Stato e fa quello che le leggi dello Stato gli impongono di fare: la riscossione coattiva delle imposte».<br />
<strong>Ai cittadini che ritardano nei pagamenti arrivano cartelle esattoriali con multe spropositate.</strong><br />
«A Equitalia va solo un aggio del 9% delle somme che incassa. Ci si coprono i costi».<br />
<strong>E il resto? Spesso le multe raggiungono il triplo dell’imposta evasa.</strong><br />
«Il resto va alle amministrazioni e agli enti che richiedono l’imposta».<br />
<strong>Bisognerebbe prendersela con loro?</strong><br />
«No. Ma sono loro che applicano gli interessi e le sanzioni».<br />
<strong>Arrivano salassi dovuti a interessi fenomenali sulle stesse sanzioni.</strong><br />
«Quegli interessi erano assurdi. E non ci sono più. In ogni caso, noi siamo solo i riscossori, ma tutti pensano che quelle cifre finiscano nelle casse di Equitalia. Qualche giorno fa un giornale di Napoli ha titolato: “Equitalia si sveglia dopo 25 anni per riscuotere una multa”. Invece si è trattato di un lunghissimo contenzioso tributario, in cui Equitalia non c’entra nulla».<br />
<strong>A Napoli, dopo il suicidio di un imprenditore, l’avvocato Gennaro De Falco ha deciso di non difendere più Equitalia.</strong><br />
«Così passa l’idea che Equitalia sia il male assoluto. Invece è anche grazie alle imposte che riscuotiamo che l’Italia non farà la fine della Grecia».<br />
<strong>Quando un contribuente non riesce a pagare gli bloccate l’impresa, pignorate le macchine, sequestrate i magazzini. I tartassati protestano: “Come facciamo a pagare lo Stato, se lo Stato ci blocca l’attività?”.</strong><br />
«Le sanzioni sono un deterrente. Cerchiamo di non bloccare l’attività, ma su dieci milioni di cartelle, diecimila errori ci possono essere stati. E ci dispiace. Ma non si può sempre seguire la legge dei piccoli numeri e insinuare che un’eccezione sia la regola».<br />
<strong>Uno Stato è un buono Stato se tutela proprio quei diecimila disgraziati.</strong><br />
«Certo, ma guardi che Equitalia negli ultimi tempi ha migliorato il proprio rapporto con i contribuenti».<br />
<strong>Non sembra.</strong><br />
«Ora si può rateizzare il pagamento di una multa e gli interessi sono diminuiti. Abbiamo creato anche uno sportello amico per i casi più difficili. Resta il fatto che le tasse vanno comunque pagate».<br />
<strong>Durezza. Possibile che non si riesca a distinguere tra chi evade per arricchirsi e chi è moroso perché ha difficoltà economiche? C’è la crisi&#8230;</strong><br />
«La legge non lo prevede. Si dovrebbe istituire un ente che, prima di applicare una sanzione, studi caso per caso e faccia indagini sulla vita dei cittadini, così da evitare scelte arbitrarie. Stabilire che un cittadino non debba pagare le imposte perché è in difficoltà, però, sconvolge il sistema fiscale creando disuguaglianza. Il problema piuttosto è che in tempi di crisi molto spesso le banche, anche approfittando delle nostre azioni, chiudono le linee di credito agli imprenditori. E allora sì che i guai si fanno seri».<br />
<strong>In tutta Italia i Comuni si ribellano. I leghisti sono scatenati. I sindaci gridano: “Fuori Equitalia dalle nostre città”. </strong><br />
«Sembrano non sapere che esiste una legge che stabilisce che dal 1° gennaio 2013 Equitalia cesserà l’attività di riscossione per i Comuni».<br />
<strong>Come, scusi? E allora tutta le rivolte dei giorni scorsi? È solo propaganda elettorale?</strong><br />
«No comment».<br />
<strong>Magari i Comuni saranno più “umani”.</strong><br />
«In altri Paesi, invece di ipotecarti un bene, ti prelevano direttamente i soldi dal conto. O ti mettono in galera. Sono appena stato intervistato da giornalisti francesi e americani: trovano inconcepibile che in Italia si invochi la rivolta fiscale».<br />
<strong>In Irlanda la resistenza al fisco è in pieno corso.</strong><br />
«Lì la situazione è un po’ diversa. Le tasse sono servite a salvare il sistema bancario».<br />
<strong>Angelino Alfano ha annunciato la presentazione di un disegno di legge “per consentire agli imprenditori che sono debitori dello Stato e col fisco, e al tempo stesso sono creditori dello Stato, di compensare”. </strong><br />
«Quella legge c’è già dal 2010. Venne approvata durante il governo Berlusconi. Ma non è stata attuata, credo per problemi di gettito».<br />
<strong>Molti esponenti del centrodestra nei mesi scorsi hanno criticato i vostri blitz a Cortina, a Roma, in Versilia&#8230; Un coro: “Fisco spettacolo!”.</strong><br />
«Con quegli interventi siamo andati a colpo sicuro. Sapevamo da prima chi erano gli imprenditori che avevano le mani nella marmellata. Quello che conta è l’effetto deterrenza».<br />
<strong>I critici dicono: “Così deprimete i mercati, soprattutto quello del lusso”.</strong><br />
«Sia chiaro, l’Agenzia è favorevole alla ricchezza. Ma se la paura di un accertamento porta un cittadino a ridurre spese e consumi, è solo perché quel cittadino non ha pagato le tasse e non si vuole far scovare. Le aggressioni anche politiche, comunque, mi colpiscono molto: perché attaccano chi lavora al servizio dello Stato. Così si crea un danno culturale, come con cinquant’anni di condoni».<br />
<strong>Il condono danneggia la lotta all’evasione? </strong><br />
«Certo, sempre. Ma questi sono problemi politici».<br />
<strong>L’italiano è evasore di natura?</strong><br />
«Un po’ sì. Ma stiamo cercando di educarlo. Andiamo in tutte le scuole d’Italia per far capire ai ragazzi che le tasse servono per finanziare i servizi pubblici. Certo, quando poi vediamo fioccare on line i siti che ti aiutano a sfuggire al redditometro&#8230;».<br />
<strong>Per lottare contro l’evasione, c’è chi propone la riduzione massiccia dell’uso dei contanti.</strong><br />
«No comment. In linea di principio sono contrario ai divieti e favorevole a incentivare la monetica, per esempio riducendo il costo dell’utilizzo delle carte di credito».<br />
<strong>Lei è favorevole alla delazione fiscale? Alla denuncia del vicino di casa evasore?</strong><br />
«Delazione è un termine che non amo. Ma esiste un numero della Guardia di Finanza proprio per denunciare gli evasori».<br />
<strong>È una buca delle lettere del rancore sociale?</strong><br />
«Noi controlliamo solo le denunce circostanziate e non anonime. Da quando c’è più attenzione sulle imposte le segnalazioni sono aumentate».<br />
<strong>Lei ha mai avuto problemi col fisco?</strong><br />
«No».<br />
<strong>Da quando si occupa di balzelli e tasse?</strong><br />
«Nel 1996 Vincenzo Visco mi chiamò alla Direzione centrale per la riscossione delle imposte».<br />
<strong>Visco, ex ministro delle Finanze, soprannominato il Vampiro.</strong><br />
«Mi sta chiedendo se andando col vampiro si impara a succhiar sangue?».<br />
<strong>Che studi ha fatto?</strong><br />
«Ragioneria. Vengo da una famiglia per metà romana e per metà abruzzese».<br />
<strong>Il suo primo lavoro?</strong><br />
«A 18 anni sono entrato in banca. Alla Efi. Contemporaneamente frequentavo Economia all’Università La Sapienza».<br />
<strong>Era ventiduenne nel ’68.</strong><br />
«Lavoravo 12 ore al giorno. Quante ne lavoro oggi. Sono restato nella stessa banca per trent’anni».<br />
<strong>A cena col nemico?</strong><br />
«Diego Armando Maradona».<br />
<strong>Un grande evasore.</strong><br />
«Be’, c’è una sentenza definitiva. Deve al fisco molti soldi e gli interessi galoppano da anni. Non può pretendere di avere sconti. È venuto in Italia un paio di volte. Gli abbiamo sequestrato un paio di orecchini e un Rolex… Un atto dovuto».<br />
<strong>Il fisco con i vipponi è più magnanimo. Valentino Rossi, Luciano Pavarotti &amp; Co hanno patteggiato e pagato meno di quel che dovevano.</strong><br />
«Non è vero. Con loro c’è stato un accertamento con adesione. Una procedura ferrea a cui possono accedere tutti. Le garantisco che si paga tutto il dovuto».<br />
<strong>Lei ha un clan di amici?</strong><br />
«Ne ho di storici: Renato, Mario e Luciano fanno il cardiologo, il pensionato, l’assicuratore».<br />
<strong>L’errore più grande che ha fatto?</strong><br />
«Aver reagito troppo tardi a quel che stava succedendo nel mondo di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate: dovevo far capire a tutti che è più importante il cambiamento culturale della semplice azione repressiva».<br />
<strong>Nella vostra campagna tv anti-evasione c’è un ragazzo che interpreta il “parassita”. Barba incolta, sguardo truce…</strong><br />
«C’è chi mi ha scritto: “Dovevate rappresentare l’evasore come un benestante in Ferrari”. Ho risposto che sarebbe stato un errore: non si deve invidiare un evasore».<br />
<strong>Lei che cosa guarda in tv?</strong><br />
«I film e le partite».<br />
<strong>La canzone preferita?</strong><br />
«Posso rispondere “tutte quelle di Dalla”?».<br />
<strong>Il libro?</strong><br />
«Sto rileggendo i Promessi sposi. Riletti a sessantasei anni sono una grande esperienza».<br />
<strong>Ha citato lo stesso titolo di Claudio Lotito. Lo ha fatto perché anche lei è laziale?</strong><br />
«No. Ma lo sa che Lotito paga puntualmente tutti i debiti pregressi della Lazio?».<br />
<strong>Il film?</strong><br />
«Mi piacciono i western e gli italiani. Tra gli ultimi Caos calmo, con Isabella Ferrari e Nanni Moretti. Sono un collezionista di dvd».<br />
<strong>Si dice che sia anche un cultore di battute tv e cinematografiche. Il top degli ultimi anni sulle tasse?</strong><br />
«Su YouTube c’è un video di Fiorello in cui dice di essere stato rapito dagli 007 di Equitalia che lo hanno frustato con un 740. L’ho chiamato per ringraziarlo. Mi ha detto che è figlio di un finanziere. E poi è eccezionale la scena di Qualunquemente sulla ricevuta fiscale&#8230;».<br />
<strong>&#8230;un cliente chiede la ricevuta nel ristorante di Cetto Laqualunque. Tanto è lo stupore che si ferma tutta la spiaggia.</strong><br />
«Vorrei contattare Albanese per chiedergli di poterla usare per una nostra campagna».<br />
<strong>Quanto costa un litro di benzina?</strong><br />
«Un euro e novanta».<br />
<strong>L’articolo 3 della Costituzione?</strong><br />
«È quello sull’uguaglianza. Per me fa coppia con il 53 che parla del sistema tributario».<br />
<strong>I confini dell’Afghanistan?</strong><br />
«L’Iraq?».<br />
<strong>No.</strong><br />
«La Cina… Il Pakistan…».<br />
<strong>Che cos’è Twitter?</strong><br />
«Un sistema di comunicazione veloce. Ma io non cinguetto».<br />
www.vittoriozincone.it<br />
© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Antonio Ereditato (Sette &#8211; marzo 2012)</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 11:37:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Già si parlava di Nobel. Della scoperta che avrebbe messo in soffitta Einstein e rottamato la teoria della relatività. Nel settembre scorso Antonio Ereditato ha messo nero su bianco le misurazioni del progetto Opera, da lui coordinato: indicavano che i neutrini sono più veloci della luce. La galassia dei fisici è esplosa in un Big [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Già si parlava di Nobel. Della scoperta che avrebbe messo in soffitta Einstein e rottamato la teoria della relatività. Nel settembre scorso Antonio Ereditato ha messo nero su bianco le misurazioni del progetto Opera, da lui coordinato: indicavano che i neutrini sono più veloci della luce. La galassia dei fisici è esplosa in un Big Bang di stupore (scetticismo?) e di entusiasmo. I commenti: «È uno studio che demolisce la sedia su cui siamo seduti», «Il mondo non è più come lo conoscevamo». Una rivoluzione, insomma. L’entusiasmo era tale che l’ex ministro Mariastella Gelmini, con una gaffe atomica, si spinse fino a rivendicare il contributo italiano alla costruzione di un fantomatico tunnel che univa il Cern di Ginevra ai laboratori del Gran Sasso. Neutrini come Tir.<br />
Poi, in febbraio, la smentita. Annunciata dallo stesso Ereditato: «Ci sono due anomalie». Un po’ come se Robespierre si fosse tagliato la testa da solo, due mesi dopo averla fatta mozzare a Maria Antonietta. «La scienza è così: severa con se stessa». Fine della rivoluzione. Inizio delle polemiche: «Che figuraccia», «Sono stati frettolosi ad annunciare il miracolo», «Hanno fatto scienza spettacolo».<br />
L’intervista si svolge via Skype. Ereditato si trova nel suo studio presso l’Università di Berna. Alle sue spalle, ci sono due quadri con sei figurine: «Sono le illustrazioni di un libro di fisica del Settecento», spiega. Giacca grigia e camicia a righe, cadenza napoletana e una scelta dei termini quasi maniacale. Ogni volta che parlo di “scoperta”, mi corregge: «Si è trattato di una misurazione». Quando poi gli cito il cavetto in fibra ottica che sarebbe la causa dell’errore di calcolo sulla velocità dei neutrini, mi guarda tra il divertito e l’inorridito. Come dire: «Profano».<br />
<strong>Ereditato, lei ha gridato “eureka” troppo presto.</strong><br />
«Né io, né nessuno del mio gruppo, ha mai usato il termine “scoperta”. Siamo sempre stati più che cauti».<br />
<strong>I giornali l’hanno incoronata.</strong><br />
«La misurazione aveva una rilevanza tale da essere comprensibile a tutti. Di qui lo scalpore. L’attenzione mediatica e i toni trionfalistici. Non da parte mia, però».<br />
<strong>Si è parlato di scienza spettacolo.</strong><br />
«Non sono mai andato ospite di un  talkshow».<br />
<strong>Siete stati poco cauti. Lo ammetta.</strong><br />
«Al contrario. Noi nel marzo 2011 abbiamo cominciato a osservare dati non chiari sul comportamento dei neutrini. Per quattro mesi abbiamo effettuato controlli. E non abbiamo trovato il proiettile capace di uccidere l’esperimento».<br />
<strong>Poi l’annuncio in pompa magna.</strong><br />
«No. Poi abbiamo scritto un pre-print, una pubblicazione provvisoria. L’etica scientifica impone di comunicare i risultati. Anche se sono scomodi e creano complicazioni».<br />
<strong>Perché rilevare che i neutrini sono più veloci della luce crea complicazioni?</strong><br />
«Perché in assenza di un impianto teorico che spieghi come e perché sia possibile, si crea un guaio. Nei mesi successivi alla misurazione la comunità scientifica si è mobilitata per dare una spiegazione».<br />
<strong>Prima ancora della spiegazione è arrivata la smentita alla misurazione. L’avete data voi stessi di Opera.</strong><br />
«Noi scienziati siamo come bambini sulla spiaggia. Costruiamo grandi castelli e poi ci saltiamo sopra, distruggendoli».<br />
<strong>Tafazzismo?</strong><br />
«La scienza è così. Ora con la stessa cautela con cui abbiamo trattato i risultati della misurazione anomala, trattiamo l’individuazione delle cause di quella anomalia».<br />
<strong>Si è parlato di un cavetto staccato?</strong><br />
«Non si trattava di un cavo staccato, ma di un accoppiamento imperfetto di fibre ottiche. E di uno sfasamento tra orologi atomici».<br />
<strong>Che cos’è un orologio atomico?</strong><br />
«È un orologio molto preciso».<br />
<strong>Ha fatto fare brutta figura all’Italia.</strong><br />
«All’Italia? Ma questa è una collaborazione internazionale. E io lavoro in Svizzera, a Berna. Il nostro comportamento è stato apprezzato da tutta la comunità scientifica».<br />
<strong>Esperimento archiviato?</strong><br />
«No. Tra aprile e maggio faremo altre misurazioni».<br />
<strong>Il premio Nobel Carlo Rubbia ha già fatto nuove misurazioni, con il progetto Icarus.</strong><br />
«Un lavoro molto utile. Lo ringraziamo. Saremo ancora più cauti nell’annunciare i risultati dei prossimi esperimenti».<br />
<strong>Rubbia non è stato affatto cauto. Ha detto che per lui il caso è chiuso.</strong><br />
«…».<br />
<strong>Perché sorride?</strong><br />
«No comment».<br />
<strong>Sente che le nuove misurazioni confermeranno che i neutrini sono più veloci della luce?</strong><br />
«Non sono un indovino e non faccio il tifo. Lo so, rischio di essere noioso».<br />
<strong>Mi dica almeno che ci spera.</strong><br />
«Speriamo di fare un buon lavoro».<br />
<strong>Perché usa il plurale?</strong><br />
«Al progetto Opera lavora una “Collaborazione” di cui fanno parte circa 160 addetti ai lavori».<br />
<strong>Li può chiamare scienziati.</strong><br />
«Non amo autodefinirmi scienziato».<br />
<strong>Sette di questi 160 addetti ai lavori quando lei gli sottopose il pre-print in cui si annunciava la velocità anomala dei neutrini decisero di non firmare. Uno disse: «Prima di rottamare Einstein bisogna pensarci due volte».</strong><br />
«Nessuno di loro sapeva dire dove fosse l’errore».<br />
<strong>Ora sembrano aver avuto ragione. Le hanno fatto il gesto dell’ombrello?</strong><br />
«Tra scienziati non si usa. Quei sette pensavano semplicemente che non potesse essere vero. In assenza di un impianto teorico, appunto».<br />
<strong>Mi spiega la differenza tra fisici teorici e fisici sperimentali, come lei?</strong><br />
«Immagini che l’universo sia un enorme puzzle. Noi non conosciamo quasi nulla di questo puzzle. Siamo riusciti a ricostruire solo alcune piccole zone. I fisici sperimentali sono quelli che fanno questa ricostruzione. I fisici teorici sono quelli che, partendo da quelle piccole zone ricostruite, cercano di spiegare tutto il puzzle».<br />
<strong>C’è chi dice che voi abbiate accelerato l’uscita del risultato della misurazione per anticipare gli americani che stavano per piazzare lo stesso tassello del puzzle.</strong><br />
«In Minnesota è in corso l’esperimento Minos, ma non credo che sarebbero arrivati alle stesse conclusioni».<br />
<strong>È vero che la misurazione della velocità dei neutrini è stata quasi casuale?</strong><br />
«No. Ma è vero che Opera nasce per misurare l’oscillazione dei neutrini e non la loro velocità. A noi interessa l’apparizione dei neutrini Tau nella stazione del Gran Sasso dopo che a Ginevra sono stati sparati i neutrini mu».<br />
<strong>Il tunnel ovviamente non esiste. Che percorso fanno i neutrini?</strong><br />
«Sono fasci di milioni di unità e si muovono attraverso la crosta terrestre».<br />
<strong>Perché è così importante individuare i neutrini?</strong><br />
«Studiando l’infinitamente piccolo, si capisce l’infinitamente grande. Studiando i neutrini si può arrivare a capire da dove veniamo e dove andiamo».<br />
<strong>Crede in Dio?</strong><br />
«No».<br />
<strong>Molti scienziati ci credono.</strong><br />
«Non vorrei entrare in affari troppo personali…».<br />
<strong>Quanto tempo trascorre nel laboratorio del Gran Sasso?</strong><br />
«Meno di quanto vorrei. Faccio su e giù da Berna».<br />
<strong>Vita sotterranea con 1.400 metri di montagna sopra la testa. Chi c’è stato sostiene che sia un luogo senza tempo.</strong><br />
«In che senso?».<br />
<strong>Enormi stanze sotterranee con luci sempre accese, ventiquattro ore su ventiquattro.</strong><br />
«L’immagine rende l’idea. C’è anche il rumore costante dei motori per l’aerazione».<br />
<strong>Lei lavora molto in Italia, ma dipende dall’Università di Berna e vive in Svizzera. È un cervello in fuga?</strong><br />
«Sono un cervello che ha fatto i suoi conti».<br />
<strong>Economici?</strong><br />
«Non solo. Anche di gratificazione personale. Io ho sempre vissuto molto all’estero».<br />
<strong>Rientrerà in Italia?</strong><br />
«Non lo so. Non tutti quelli che espatriano poi vogliono rientrare».<br />
<strong>In Italia c’è stata una campagna per il “rientro dei cervelli”.</strong><br />
«Sì. Ma ancora oggi ci si dovrebbe chiedere: come mai l’Italia è un Paese in cui il flusso degli scienziati è solo in uscita? Perché non c’è un flusso di studiosi stranieri verso l’Italia?».<br />
<strong>Perché uno scienziato straniero dovrebbe venire in un Paese in cui si investe poco nella ricerca?</strong><br />
«Con Monti mi pare che le cose vadano meglio. Ma dobbiamo fare molta strada. Anche perché la formazione fino al livello universitario e di master è ottima. Tra tutti gli stranieri che arrivano a Berna i giovani italiani sono tra i più bravi. Detto tra noi, però, credo che facciano bene a partire».<br />
<strong>Questa è istigazione all’abbandono del suolo patrio. Se la sente il Presidente Giorgio Napolitano…</strong><br />
«Eheh. Dico solo che per un giovane è importante acquisire una visione del mondo globale e sprovincializzarsi un po’».<br />
<strong>Lei quando è andato a lavorare all’estero la prima volta?</strong><br />
«A 25 anni. Strasburgo e poi Ginevra, al Cern. Subito dopo la laurea».<br />
<strong>Ha studiato all’Università Federico II di Napoli.</strong><br />
«Napoli è la città dove sono nato e cresciuto».<br />
<strong>Mi racconta la sua infanzia?</strong><br />
«Vengo da una famiglia popolare. Non benestante. Sono grato ai miei genitori per avermi dato la possibilità di studiare».<br />
<strong>Era ventenne negli anni Settanta. Gruppettaro e contestatore?</strong><br />
«Contestatore, ma non gruppettaro. L’impegno consisteva nel capire il mondo che cambiava, operare nel sociale e acquisire competenze».<br />
<strong>Miti giovanili?</strong><br />
«Enrico Fermi e Bruno Pontecorvo».<br />
<strong>È vero che a metà degli anni Ottanta andò a trovare Pontecorvo in Unione Sovietica?</strong><br />
«Ero a Dubna per una conferenza. Pontecorvo mi volle conoscere. Trascorsi i due giorni che precedevano l’incontro con le palpitazioni».<br />
<strong>Prima del crollo del Muro di Berlino c’era una gara tra i “blocchi” per conquistarsi gli scienziati. Il Kgb la contattò per reclutarla?</strong><br />
«Eheh, no. No. Sono restato circa venti anni al Cern».<br />
<strong>Ha visto nascere i super acceleratori spara-neutrini?</strong><br />
«Non li ho solo visti nascere».<br />
<strong>Li ha costruiti?</strong><br />
«No, quello è compito dei fisici “macchinisti”. Io ho seguito da subito la costruzione degli apparati di rilevazione dei dati».<br />
<strong>I neutrini sono partiti per la prima volta da Ginevra per raggiungere il laboratorio del Gran Sasso nel 2006. Ad aspettarli c’erano il ministro Fabio Mussi e il Nobel Carlo Rubbia.</strong><br />
«C’ero anche io con il mio team, ovviamente».<br />
<strong>A cena col nemico?</strong><br />
«Non ho nemici. Andrei volentieri a cena con Richard Dawkins. È un celebre biologo: sono convinto che l’evoluzione dell’universo e quella degli organismi viventi seguano in qualche modo le stesse leggi».<br />
<strong>Basta buonismi. Mi conceda il nome di un fisico che non sopporta o con cui ha visioni opposte.</strong><br />
«Le ripeto che sono un fisico sperimentale. Facciamo misure. Otteniamo risultati. Come possiamo prendere posizioni diverse gli uni dagli altri?».<br />
<strong>La domanda andrebbe girata a Rubbia o ai sette fisici che non hanno firmato il pre-print sulla velocità dei neutrini. Lei ha un gruppo di amici ristretto?</strong><br />
«Ho ancora gli amici dei tempi del liceo».<br />
<strong>Un nome?</strong><br />
«Federico, fa il medico. Già so che tutti gli altri si incavoleranno».<br />
<strong>Qual è l’errore più grande che ha fatto?</strong><br />
«Non ne ho fatti di particolari. È una risposta noiosa?».<br />
<strong>Abbastanza. Che cosa guarda in tv?</strong><br />
«Qualche film e molto sport».<br />
<strong>È tifoso?</strong><br />
«Del Napoli».<br />
<strong>Scelga: il Nobel per la Fisica o la Champions League a Cavani&amp;Co?</strong><br />
«Devo essere sincero?».<br />
<strong>Se fosse sincero direbbe: «Il Nobel».</strong><br />
«No comment».<br />
<strong>La canzone del cuore?</strong><br />
«My way di Frank Sinatra».<br />
<strong>Ma come, da due ore parla al plurale ed è modesto fino alla noia… e poi sceglie My way?</strong><br />
«Mi ha beccato».<br />
<strong>Il libro?</strong><br />
«Il gene egoista di Dawkins».<br />
<strong>Il film preferito?</strong><br />
«Tutti quelli di Stanley Kubrick. Nessuno escluso».<br />
<strong>Da Star Trek a Guerre Stellari, i film di fantascienza si sono esercitati molto sulla sua materia: la velocità della luce…</strong><br />
«Pura fantasia. Se devo indicare un film di fantascienza che abbia un rigore scientifico è 2001. Odissea nello spazio. Eccellente. Kubrick era un genio».<br />
<strong>Sa quanto costa un litro di benzina?</strong><br />
«In Italia quasi due euro, in Svizzera circa un euro e mezzo».<br />
<strong>È più facile dimostrare perché costa così tanto la benzina o perché la luce è così veloce?</strong><br />
«I perché sono facilmente dimostrabili. Al prezzo della benzina è difficile rassegnarsi».<br />
<strong>Conosce l’articolo 12 della Costituzione?</strong><br />
«Non a mente».<br />
<strong>È quello che descrive il Tricolore. Alla semifinale del Mondiale del 1990, a Napoli, tifava Italia o Argentina?</strong><br />
«Italia. Anche se in campo c’era Maradona».<br />
<strong>I confini della Svizzera?</strong><br />
«Francia, Germania, Italia… ma non attraverso il tunnel che porta in Abruzzo, eh».<br />
www.vittoriozincone.it<br />
© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Corrado Clini (Sette &#8211; gennaio 2012)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 16:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora che è diventato ministro sul serio, nei palazzoni della politica possono smettere di bisbigliare che il vero dominus dell’Ambiente da venti anni è lui. Corrado Clini, sessantaquattrenne, tecnico di lunghissimo corso, pur frequentando la politica da tre decenni è l’esponente del governo Monti mediaticamente meno cauto. Subito dopo essere stato nominato a capo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora che è diventato ministro sul serio, nei palazzoni della politica possono smettere di bisbigliare che il vero dominus dell’Ambiente da venti anni è lui. Corrado Clini, sessantaquattrenne, tecnico di lunghissimo corso, pur frequentando la politica da tre decenni è l’esponente del governo Monti mediaticamente meno cauto. Subito dopo essere stato nominato a capo del dicastero di viale Cristoforo Colombo si è presentato di fronte ai microfoni di Un giorno da pecora e ha infilato in pochi minuti una serie di dichiarazioni sugli Ogm, il nucleare e la Tav, da far gridare vendetta al coro delle associazioni “verdiste”.<br />
Lo incontro in una dépendance centralissima del ministero: foto d’autore alle pareti, mobilio ultra-design. Durante l’intervista Clini non sta fermo un attimo. Piazzato su una sedia da ufficio con rotelle, piroetta al centro del suo studio. Sorride: «Voglio rendere attraente l’Italia per gli investitori esteri. Attualmente non lo è, anche per colpa delle regole incerte in campo ambientale e dei veti tra i vari livelli delle amministrazioni».<br />
Quando gli faccio notare che un “Richelieu” come lui, per anni ministro ombra, dovrebbe imparare al più presto a contenere le dichiarazioni spericolate, mi fulmina: «Non sono un politico-politicante. Questo non è un governo di politici in cerca di voti». E quindi? «Quindi quando parlo mi riferisco al merito delle questioni, che sono più complesse delle semplificazioni in politichese». Chiude: «Per fortuna che sono sciatore». Chiedo: «Perché?». Replica sorniona: «Così riesco a fare lo slalom tra le rotture di cabasisi che mi capitano da quando sono ministro».<br />
Tra le rotture c’è stata anche una polemica abbastanza chiassosa con il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: “Giggino” è contro i termovalorizzatori, Clini è a favore.<br />
<strong>Ministro, l’emergenza rifiuti a Napoli&#8230;<br />
</strong>«È un classico esempio di carenza di governo del problema, che dura da almeno vent’anni, al quale si associa la convergenza di interessi di lobby diverse».<br />
<strong>Quali lobby, mi scusi?<br />
</strong>«Quella che si oppone alla gestione razionale dei rifiuti e alla realizzazione degli impianti, e quella che ha un florido mercato nello smaltimento dei rifiuti gestiti dalla malavita».<br />
<strong>Sta dicendo che ambientalisti e malavitosi sono d’accordo?<br />
</strong>«No. Dico che purtroppo contano i risultati. Chi rema contro le soluzioni già adottate in quasi tutte le regioni italiane e nelle città europee, finisce col favorire l’aumento dei costi e le “procedure” di smaltimento che, come dimostrano le inchieste, hanno arricchito la malavita organizzata. In tutto questo ha avuto un ruolo determinante la disinformazione».<br />
<strong>Quale disinformazione?<br />
</strong>«Negli ultimi venti anni la popolazione campana ha subito un martellamento costante, di tipo ideologico. Mentre i suoli agricoli e le falde acquifere venivano inquinati dalle discariche abusive e la malavita faceva i suoi affari, gli impianti che assicurano “normalmente” lo smaltimento sono stati presentati a Napoli come il “male assoluto” per la salute e per l’ambiente. Se parlando di inceneritori si esordisce dicendo che fanno venire il cancro, è evidente che la conoscenza e l’informazione non sono una priorità».<br />
<strong>Anche sul nucleare pensa che ci sia “disinformazione ideologica”?<br />
</strong>«Sì. Vengono dati messaggi semplificati sia da una parte (i contrari assoluti) sia dall’altra (i favorevoli acritici)».<br />
<strong>In medio stat Clini?<br />
</strong>«Poco più di un anno fa, quando la ripresa del nucleare in Italia sembrava cosa fatta, ho cercato invano di suggerire una valutazione di merito sugli impianti proposti (gli EPR francesi) che sono problematici per gran parte dei siti indicati in Italia».<br />
<strong>Lei recentemente ha detto di essere favorevole al nucleare.</strong><br />
«Alla ricerca sul nucleare. Certo. Non capisco perché l’Italia debba autoescludersi da un processo di ricerca in corso a livello globale sul nucleare di “quarta generazione”. Chi governa deve assumersi le responsabilità di vedere oltre. E bisogna evitare l’approccio ideologico. Come sui termovalorizzatori, è quell’approccio a fregarci».<br />
<strong>Lei vivrebbe vicino a un termovalorizzatore?<br />
</strong>«Sì. Non credo di essere modificato geneticamente rispetto a un cittadino di Copenhagen o di Brescia».<br />
<strong>E andrebbe ad abitare accanto a una centrale atomica?<br />
</strong>«Io sono nato a Latina e sono cresciuto a pochi chilometri da Borgo Sabotino, dove sorgeva una centrale elettronucleare. Come vede&#8230; sto bene».<br />
<strong>Era ventenne nel Sessantotto.<br />
</strong>«Ho studiato medicina a Parma e ho partecipato al movimento studentesco. Poi quando mi sono trasferito a Venezia mi sono avvicinato ai socialisti lombardiani. Volevamo rivoluzionare la città».<br />
<strong>Il partito, la zona e gli anni di Gianni De Michelis.<br />
</strong>«E di Renato Brunetta, Massimo Cacciari&#8230;».<br />
<strong>Andava a ballare in discoteca con Gianni De Michelis.</strong><br />
«Non mi pare un delitto».<br />
<strong>Medico socialista a Venezia: di che cosa si occupava?<br />
</strong>«Di medicina del lavoro. Sono stato testimone dell’accusa nel processo al petrolchimico di Porto Marghera. E sono stato il primo a denunciare i casi di angiosarcoma epatico tra i lavoratori della zona».<br />
<strong>Al ministero dell’Ambiente come ci è arrivato?</strong><br />
«Mi chiamò Giorgio Ruffolo alla fine degli anni Ottanta. Nel 2000 il ministro Willer Bordon decise che mi sarei dovuto occupare solo di questioni internazionali. Una svolta».<br />
<strong>Perché?<br />
</strong>«Da allora ho promosso e curato personalmente circa 600 progetti di cooperazione ambientale in 48 Paesi in via di sviluppo».<br />
<strong>Personalmente&#8230; nel senso che lo ha fatto con aziende legate a lei?<br />
</strong>«No, come ministero. I nostri progetti sono stati indicati spesso come esempio nelle sedi delle Nazioni Unite. Il ministro cinese dell’Ambiente cita me, quando vuole fare un buon esempio di cooperazione internazionale. E le imprese italiane che sono state selezionate e coinvolte nei nostri progetti hanno usato con successo il “volano” ambientale per consolidarsi nei nuovi mercati. A cominciare dalla Cina».<br />
<strong>Lei ha un rapporto molto stretto con la Cina.<br />
</strong>«Il giorno in cui Monti mi ha chiamato per fare il ministro dovevo essere a Pechino con il vicepremier cinese. Faccio parte di un ristretto gruppo di esperti internazionali che aiutano il governo cinese nelle strategie per lo sviluppo sostenibile della Cina».<br />
<strong>Un ministro italiano che fa l’esperto per il governo cinese. C’è un lieve conflitto d’interessi?<br />
</strong>«No. Fanno parte del gruppo di esperti anche i responsabili delle Agenzie delle Nazioni Unite e alcuni ministri di altri Paesi europei. Naturalmente a titolo gratuito».<br />
<strong>La Cina ha superato gli Stati Uniti nell’emissione di CO2.<br />
</strong>«Ma è all’avanguardia nelle tecnologie verdi».<br />
<strong>Riduzione delle emissioni. Sbaglio o lei non è mai stato un fan degli accordi di Kyoto?<br />
</strong>«Io sono fan solo di Freddie Mercury».<br />
<strong>Kyoto&#8230;<br />
</strong>«Quando nel 1999 il Senato degli Stati Uniti si è rifiutato di ratificare il trattato, si è capito che si doveva andare oltre. Detto ciò, nel 1997, a Kyoto, nell’ultima notte di negoziato io ero al tavolo con l’allora ministro dell’Ambiente tedesco Angela Merkel e con Al Gore».<br />
<strong>Il decalogo di Al Gore: lei va al lavoro in bici?<br />
</strong>«A Roma mi muovo in auto elettrica».<br />
<strong>La sua scorta come si muove?<br />
</strong>«Non ho la scorta».<br />
<strong>Mangia poca carne?<br />
</strong>«Sì, anche perché il 25% delle emissioni di carbonio provengono dal ciclo produttivo e di consumo della carne».<br />
<strong>Ottimo. Dopodiché la sede del ministero dell’Ambiente è ad alta dispersione energetica. Ci sono spifferi ovunque…<br />
</strong>«Credo che sia una delle sedi ministeriali più brutte d’Europa. In compenso il ministero dell’Ambiente contribuisce a costruire palazzi a impatto zero in tutto il mondo: in Cina, in Ungheria, in Montenegro…».<br />
<strong>Bella consolazione.<br />
</strong>«In Cina ci hanno messo due anni per realizzare una sede universitaria eco-efficiente progettata dagli italiani. In Italia secondo lei quanto ci si metterebbe a edificare una sede del ministero dell’Ambiente che sia uno showroom della nostra innovazione tecnologica?».<br />
<strong>Me lo dica lei.<br />
</strong>«Da noi non ci si prova nemmeno. La nostra politica non è abituata a progettare per il futuro».<br />
<strong>A cena col nemico?<br />
</strong>«Sarei curioso di andare a cena con Antonio Padellaro, il direttore del Fatto Quotidiano».<br />
<strong>Perché?<br />
</strong>«Mi prendono di mira. Continuamente».<br />
<strong>Ci sarà un perché? Hanno scritto che lei ha un doppio stipendio: quello ministeriale e quello della “Area Science Park” di Trieste.<br />
</strong>«Purtroppo non è vero. Ho un solo stipendio da direttore generale del ministero e ho rinunciato all’indennità di presidente di Area. Nel 2010 ho dichiarato 194.000 euro».<br />
<strong>Panorama ha denunciato un conflitto di interessi familiare: Martina Hauser, la sua compagna, è assessore all’Ambiente a Cosenza.<br />
</strong>«Martina è assessore da prima del mio incarico. Si occupa di ambiente da molti anni e ha semplicemente accettato “da tecnico” la richiesta del sindaco di Cosenza di collaborare al progetto per lo sviluppo sostenibile della città. E Cosenza è una delle tante città che hanno accordi di collaborazione con il ministero in molti settori, da molto prima che io facessi il ministro. Chi è interessato può andare a vedere il lavoro di Martina a Cosenza, invece di perdere tempo con i pettegolezzi da sottoscala della politica».<br />
<strong>Lei ha un clan di amici?<br />
</strong>«Giorgio Ruffolo, Vittorio Canuto, climatologo della Columbia University, Antonio Moroni il decano dei professori di Ecologia, Antonio Strambaci, che si occupa di finanza al ministero dell’Ambiente, Bill Clark, un genio che insegna ad Harvard, e Yin Jun, che è l’addetto scientifico all’ambasciata cinese».<br />
<strong>Qual è la scelta che le ha cambiato la vita?<br />
</strong>«Smettere di fare il medico. Da medico sarei diventato certamente ricco».<br />
<strong>Che cosa guarda in tv?<br />
</strong>«Un po’ di news e qualche film».<br />
<strong>Il film preferito?</strong><br />
«La guerra dei bottoni. Dove c’è una frase meravigliosa che ho usato recentemente quando un parlamentare mi ha chiesto com’era fare il ministro: “Se lo sapevo, non avrei venuto”».<br />
<strong>Il libro?<br />
</strong>«Giobbe di Joseph Roth. L’ho regalato a molti amici».<br />
<strong>La canzone?<br />
</strong>«We are the champions, dei Queen».<br />
<strong>Sa che cos’è Twitter?<br />
</strong>«Twitto poco. Ma i miei figli me lo consigliano per comunicare in Rete».<br />
<strong>Quanti figli ha?<br />
</strong>«Quattro. Ho cominciato presto. Ho anche quattro nipoti. E sta arrivando il quinto».<br />
<strong>Sa quanto costa un pacco di pasta?<br />
</strong>«Non glielo so dire».<br />
<strong>Sa quanti sono i principi fondamentali della Costituzione?<br />
</strong>«No. Quanti sono? Penso di conoscerli ma non li ho mai contati».<br />
<strong>Sono dodici. Che cosa succede il 21 dicembre 2012?<br />
</strong>«Secondo un amico che insegna a Yale e studia i cambiamenti ambientali attraverso l’archeologia per i Maya il 2012 non è la fine di qualcosa. È un punto di riavvio».<br />
<strong>Cioè? Alla fine del 2012 ripartirà il mondo?<br />
</strong>«Esatto. E riparte anche grazie al governo Monti che rimetterà in piedi il progetto europeo e l’economia».</p>
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 © RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Marc Lazar (Sette &#8211; dicembre 2011)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 15:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marc Lazar, storico e politologo francese, 59 anni, di cui venticinque trascorsi facendo avanti e indietro tra Roma e Parigi, è un osservatore di beghe italiche senza troppi pregiudizi. Non ha amato il “ventennio” berlusconiano, ma non è uno di quei francesi che farebbero smorfie e risolini al passaggio del Cavaliere. Dice che in quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marc Lazar, storico e politologo francese, 59 anni, di cui venticinque trascorsi facendo avanti e indietro tra Roma e Parigi, è un osservatore di beghe italiche senza troppi pregiudizi. Non ha amato il “ventennio” berlusconiano, ma non è uno di quei francesi che farebbero smorfie e risolini al passaggio del Cavaliere. Dice che in quanto a credibilità in Europa con l’arrivo di Monti si è passati dalla notte al giorno, ma sostiene anche che i partiti italiani si debbano attrezzare in fretta per uscire dal tunnel politico in cui si sono cacciati nell’ultimo mese.<br />
Lazar è l’occhio esterno adatto a scrutare il nostro 2012 politico. È professore a Sciences-Po, uno dei santuari dell’intellighenzia parigina, presiede la School of government della Luiss &#8211; Guido Carli e in Italia recentemente ha pubblicato due libri con Rizzoli (L’Italia sul filo del rasoio. La democrazia nel paese di Berlusconi e Il libro degli anni di piombo).<br />
L’intervista si svolge via Skype. La sua immagine traballa nello schermo del computer. Lazar, camicia bianca e occhi chiari, parla un italiano fluente. Sostiene che l’Italia sia un sismografo europeo per quanto riguarda i fenomeni di partecipazione politica dal basso: «Avete un’incredibile vivacità democratica, altro che democrazia in crisi».<br />
Quando gli chiedo un commento sugli spasmi da spread dei nostri leader di partito e sul loden dell’austerità che tutti ora sembrano vestire con disinvoltura, non esita: «Nella Francia della Quinta Repubblica i partiti non avrebbero mai accettato l’imposizione delle lacrime e del sangue da parte di un governo tecnico. Mai». Cominciamo da qui, allora. Dai nostri partiti.<br />
<strong>L’ha stupita la solerzia con cui hanno abbracciato il tecnico Monti?<br />
</strong>«La classe politica italiana ha dimostrato la sua debolezza affidandosi a un professore per risolvere la grave crisi politica. Dopodiché, vista la situazione, quella di Monti mi è sembrata una soluzione più che ragionevole».<br />
<strong>Quanto durerà questa luna di miele tra i partiti e Monti?</strong><br />
«Non mi pare che sia esattamente una luna di miele. I partiti fanno fare il lavoro sporco al governo, ma già prendono un po’ le distanze, pensando al futuro e cercando di evitare l’impopolarità che l’appoggio al governo porta con sé. La fedeltà a Monti costa anche dal punto di vista delle alleanze: il Pdl sta perdendo l’alleato leghista. E il Pd è inquieto. Ho un timore».<br />
<strong>Quale?<br />
</strong>«Le élites apprezzano Monti. E così potrebbero allontanarsi ancora di più dai cittadini. Una frattura sociale che potrebbe diventare sempre più profonda. Anche perché non sono state date sufficienti spiegazioni».<br />
<strong>Monti ha parlato alle Camere. È andato pure in tv.<br />
</strong>«Quando si impone una terapia shock, quando si chiedono sacrifici, austerità e rigore, sarebbe utile una pedagogia permanente. I cittadini andrebbero presi per mano e, oltre a dirgli il perché dei provvedimenti, gli si dovrebbe spiegare anche in che direzione si muove la nave».<br />
<strong>In che direzione si muove?<br />
</strong>«Appunto, nessuno lo sa. Amato e Ciampi, quando misero le mani nei conti correnti degli italiani, avevano l’Europa come obiettivo. Ora Monti, pur avendo la capacità di farlo, non sembra aver individuato un obiettivo che vada oltre l’uscita dalla crisi. Manca il disegno».<br />
<strong>I politici che impongono sacrifici ai cittadini dovrebbero a loro volta…<br />
</strong>«…dare l’esempio. È ovvio. La polemica di chi difende indennità e privilegi è suicida».<br />
<strong>Secondo lei si andrà a votare nel 2012?<br />
</strong>«Non credo. Monti ha bisogno di tempo per somministrare la sua terapia. Credo che durerà fino al 2013. E i partiti ne approfitteranno per riorganizzarsi».<br />
<strong>Ne hanno bisogno?<br />
</strong>«La scomparsa di Berlusconi dalla scena crea problemi nel suo stesso campo, ma anche in quello avversario: nel centrosinistra non c’è più il bersaglio che teneva unite forze lontane tra loro. E poi ci sono movimenti tra i centristi e pare che anche i vescovi siano molto attivi. Temo una strategia collettiva del “wait and see”».<br />
<strong>Perché… teme? L’attesa porta consiglio.<br />
</strong>«L’attesa riduce la capacità anticipatrice della politica. Con la crisi che incombe, i partiti dovrebbero riflettere sulle sfide del futuro».<br />
<strong>Lei una volta ha detto che in Italia tutto sembra sempre drammatico, ma poi si trova sempre una mediazione. Ora che con Monti tutto sembra mediato, bisogna aspettarsi un dramma?<br />
</strong>«Il rischio della radicalizzazione sociale e del ricorso alla violenza c’è. Non parlo di un ritorno agli anni di piombo, perché non ci sono gli ingredienti. Ma in Italia la componente violenta è presente. È per questo che la politica deve tornare a prendere decisioni».<br />
<strong>Nel 2012 bisogna aspettarsi l’ascesa di un nuovo uomo della provvidenza?<br />
</strong>«Non credo. È finito il tempo degli uomini delle mille promesse. Credo che ora i cittadini vogliano figure pragmatiche, competenti e responsabili».<br />
<strong>Berlusconi secondo lei è politicamente finito?<br />
</strong>«Lo è se non altro dal punto di vista anagrafico. Resta da capire chi erediterà la forza di attrazione verso i blocchi sociali che lo hanno sostenuto».<br />
<strong>Leader che potrebbero emergere o riemergere nel 2012. Angelino Alfano?<br />
</strong>«Emergerà solo dopo aver ucciso il padre. Simbolicamente, eh».<br />
<strong>Nichi Vendola.</strong><br />
«Ottimo oratore. Ma credo che i pugliesi oggi vorrebbero più risultati e meno parole».<br />
<strong>Pier Luigi Bersani.<br />
</strong>«Il Pd deve cambiare la sua classe dirigente. Senza demagogia: credo che serva un salto generazionale».<br />
<strong>È pronto Matteo Renzi.<br />
</strong>«Pensavo più a uno come Enrico Letta. Renzi sembra un po’ troppo concentrato sulla comunicazione. Spero che il 2012 sia l’anno in cui finalmente si smette di cercare solo di far sognare i cittadini e li si riporta alla concretezza dei cambiamenti necessari».<br />
<strong>Per rendere l’Italia un moderno Paese europeo?<br />
</strong>«Ma l’Italia è un moderno Paese europeo. Smettetela con questa autoflagellazione. Avete talenti incredibili. Incontro decine di ragazzi che si vogliono impegnare per l’Italia. Non sa quanto mi arrabbio quando nei vostri salotti, a Roma o a Milano, incontro intellettuali raffinatissimi che mi dicono: “Lei è francese e non può capire. In Italia la gente è stupida e vota quel parvenu di Berlusconi”».<br />
<strong>È il tradizionale radical-chicchismo.</strong><br />
«Già. Quelle persone invece di disprezzare gli italiani si dovrebbero chiedere perché Berlusconi aveva quel successo tra i cittadini».<br />
<strong>Torniamo ai cambiamenti. Che cosa dobbiamo fare dall’anno prossimo?</strong><br />
«Abbattere la gerontocrazia, dare spazio ai giovani, alle donne e agli immigrati».<br />
<strong>Cosucce, insomma.<br />
</strong>«Ogni tanto arriva un collega della Luiss e mi dice: “Ti consiglio questo ricercatore, è giovane, ha 52 anni”. È assurdo. Mi è capitato di parlare con un politico del Pdl che commentava con disprezzo i ragionamenti di un giovane ministro francese. E non lo criticava per il merito delle sue affermazioni, ma partendo dal presupposto che un trentenne non può dire cose sensate».<br />
<strong>Il governo Monti ha una media di età spaventosa: oltre i 60 anni.<br />
</strong>«Un giovane viceministro c’è ed è bravo: Michel Martone. Ha 37 anni».<br />
<strong>Le donne…<br />
</strong>«L’apertura alle donne è una necessità assoluta. L’Italia, oltre che gerontocratica, è anche troppo maschile. Nelle università di tutta Europa le ragazze ottengono quasi sempre risultati migliori dei ragazzi. Ma in Italia vengono bloccate. Spesso perché le si mette di fronte alla scelta tra carriera e maternità. Come se le due cose non fossero conciliabili. Serve un’apertura, appunto».<br />
<strong>Gli immigrati…</strong><br />
«È un’illusione pensare che gli immigrati continueranno ad accontentarsi di lavori che gli italiani non vogliono più fare. Dovete aprire a una nuova mobilità sociale».<br />
<strong>Lei ha mai fatto politica?<br />
</strong>«Avevo sedici anni durante il Sessantotto parigino».<br />
<strong>E quindi?<br />
</strong>«Ero molto impegnato a sinistra. Quell’esperienza mi ha fatto molto riflettere e mi ha insegnato una cosa importante».<br />
<strong>Quale?<br />
</strong>«L’inutilità dei dogmi del gauchismo e la necessità di pensare da soli. In quegli anni ho maturato la mia riflessione sulla democrazia e i totalitarismi: quelli comunisti e quelli fascisti».<br />
<strong>Li mette sullo stesso piano?<br />
</strong>«Sì, senza esitazioni. Non sono identici, ma sono simili».<br />
<strong>La sua famiglia?<br />
</strong>«Mio padre era medico. Mia madre artista. Intellettuali borghesi, insomma».<br />
<strong>Che studi ha fatto?</strong><br />
«Liceo e università a Parigi».<br />
<strong>La passione per l’Italia da dove le viene?<br />
</strong>«Dal comunismo».<br />
<strong>Come, scusi?<br />
</strong>«Mi spiego subito. Nel 1986, a 34 anni, vinsi una borsa Jean Monnet all’Istituto universitario europeo di Fiesole. Mi trasferii a Firenze. Studiavo il Partito comunista francese e il vostro Pci. E studiando mi sono appassionato all’Italia».<br />
<strong>In Italia ha qualche nemico con cui andrebbe a cena?<br />
</strong>«Berlusconi. Una cena senza donne, eh. Un tête-à-tête. Non è un nemico, ma per me lui resta un mistero, un enigma da risolvere».<br />
<strong>Lei ha un clan di amici in Italia?<br />
</strong>«Uno su tutti: Sabino Cassese, giudice della Corte Costituzionale. Per lui ho un’ammirazione senza limiti».<br />
<strong>Qual è l’errore più grande che ha fatto?<br />
</strong>«Ho coltivato un rancore per molti anni. Inutilmente».<br />
<strong>La scelta che le ha cambiato la vita? La sua sliding door?</strong><br />
«L’incontro con Aline. La mia seconda moglie».<br />
<strong>Lei ha figli?<br />
</strong>«Sì, due, piccoli. Sono un papà recente. Anche questo mi ha cambiato la vita».<br />
<strong>Che cosa guarda in tv?<br />
</strong>«Il calcio. Tifo Paris Saint-Germain. E la Roma».<br />
<strong>Il film preferito?</strong><br />
«Apocalypse now. Una pellicola straordinaria sulla follia militare».<br />
<strong>La canzone?<br />
</strong>«Ne me quitte pas. Un grido di dolore a cui non vorrei mai arrivare».<br />
<strong>Il libro?<br />
</strong>«Il rosso e il nero di Stendhal. La prima lettura quando ero giovane fu uno choc. E poi Stendhal è il più italiano tra gli scrittori francesi».<br />
<strong>Sa che cos’è Twitter?<br />
</strong>«Certo. Ma non cinguetto».<br />
<strong>Monsieur le professeur…<br />
</strong>«Lo so, lo so… Dovrei modernizzarmi. Ma uso il computer, le email, Skype. Mia moglie mi ha detto che alcuni studenti hanno creato qualcosa che mi riguarda su Facebook».<br />
<strong>Non è curioso di vedere di che cosa si tratta?<br />
</strong>«Scherza? Non voglio verificare: ho troppa paura».</p>
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 © RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Branko (Sette &#8211; dicembre 2011)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 12:11:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando apre bocca gli amanti dello zodiaco restano ipnotizzati. Vito Branko Vatovec, 67 anni, ciuffo grigio e parlata con lieve cadenza slava, è il principe ieratico dell’oroscopo. Si occupa di incroci planetari da quasi trent’anni: in radio, in tv e sui giornali. Mi accoglie nella sua casa di Roma. Sulla scrivania troneggia una vecchia macchina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando apre bocca gli amanti dello zodiaco restano ipnotizzati. Vito Branko Vatovec, 67 anni, ciuffo grigio e parlata con lieve cadenza slava, è il principe ieratico dell’oroscopo. Si occupa di incroci planetari da quasi trent’anni: in radio, in tv e sui giornali. Mi accoglie nella sua casa di Roma. Sulla scrivania troneggia una vecchia macchina da scrivere Olivetti 35. Spiega: «Il computer mi blocca la fantasia». Così da anni comunica col mondo inviando fogli A4 via fax. Mentre parliamo Snoopy e Asia, i suoi due setter, non stanno fermi un secondo. Anche Branko durante l’intervista si muove parecchio: mima una scena teatrale, fa mulinare nell’aria libri e riviste. Dice: «Per fare quel che faccio serve molto estro e la conoscenza dell’astronomia, dei grandi classici della letteratura e dell’attualità».<br />
Dato che sta per finire l’anno e la crisi incombe, gli chiedo subito quale sarà il segno vincente nel 2012: «Qualcuno sparerà che il prossimo sarà l’anno di questo o di quell’altro segno. In realtà c’è una grande agitazione planetaria». Tempi cupi per tutti? «No. Tutti avranno piccole possibilità. L’Acquario avrà una buona ripresa. Anche lo Scorpione. E sarà un anno buono per il Capricorno, ma insomma…». E come sarà il 2012 per l’Italia? «Intanto chiariamo un punto. Quando parlo dell’Italia io mi riferisco alla Repubblica, nata il 2 giugno 1946, Gemelli. Non al Regno, nato il 17 marzo 1861, Pesci». Chiarito questo: «Ci aspetta una piccola odissea. Che partirà il 3 febbraio 2012 e finirà il 27 gennaio 2026». Branko è sicuro: «Durante questo viaggio passeremo da un atteggiamento visionario a una presa di coscienza razionale e finalmente moderna». Tutto chiaro? Branko afferra un librone stracolmo di numeri e disegni, e spiega: «Queste sono le Effemeridi. È un libro curato dalla Nasa. Dentro sono indicati tutti i movimenti dei pianeti, ora per ora, dei prossimi 50 anni. Se lo avessero consultato avrebbero evitato di far nascere l’Euro proprio nel 2002». E perché? «Perché in quell’anno, nel segno del Toro, che è il segno dei soldi, c’era una congiunzione non favorevole di sette pianeti». Branko sfoglia le pagine e punta l’indice su quattro segnetti. «Vede?». Dato che tutto sembra scritto in quei libroni propongo a Branko un gioco: «Io le dico la data di nascita di un personaggio noto, senza dirle chi è, e lei cerca di prevedere come sarà per lui questo 2012». La star dello zodiaco ride e impugna il volumone: «Ci sto».<br />
<strong>Partiamo: 19 marzo 1943.<br />
</strong>«Un Pesci. Non è il momento ideale. Tra l’altro questa data di nascita io ce l’ho già segnata. Devo aver già fatto questo controllo. Vede?».<br />
<strong>Il 2012 di questo Pesci?<br />
</strong>«È duro. È un ottimista, ma dovrà affrontare battaglie aspre fino ad agosto».<br />
<strong>Ha appena fatto un mini-oroscopo al premier Mario Monti.</strong><br />
«La sua manovra non mi è dispiaciuta. Ma avrei preferito se avesse colpito di più chi si nasconde dietro società fittizie per evadere».<br />
<strong>Altra data, altra corsa: 15 marzo 1955.<br />
</strong>«Un altro Pesci. Ma con la Luna in Sagittario».<br />
<strong>Che cosa vuol dire?<br />
</strong>«Che sta per cominciare una nuova carriera. A inizio novembre per lui c’è stata una svolta. Ora fino a luglio dovrà affrontare lotte intestine sul luogo di lavoro. Chi è nato in quel giorno?».<br />
<strong>Roberto Maroni. A inizio novembre, dopo il congresso del Carroccio varesino, la sua sfida per la leadership leghista si è fatta più esplicita.<br />
</strong>«Ha un cielo fantastico quest’uomo».<br />
<strong>Immagino. Continuiamo: 26 agosto 1958.<br />
</strong>«Vergine. Sta cercando di avanzare. Ha Mercurio in Leone».<br />
<strong>Guai in vista?<br />
</strong>«No. È una potenza, si sente un re. È molto sicuro di quello che dice».<br />
<strong>Il 26 agosto 1958 è la data di nascita di Nichi Vendola.</strong><br />
«I tre che lei mi ha nominato finora sono astrologicamente legati. Prima o poi uno di loro scatenerà una guerra».<br />
<strong>Andiamo avanti: 31 agosto 1947.<br />
</strong>«Ancora Vergine. Ma qui c’è grande laboriosità: una logica ferrea nel sostenere le proprie non ragioni».<br />
<strong>Le proprie “non ragioni”? Lei è un giocoliere delle parole.<br />
</strong>«La persona di cui mi ha dato la data di nascita è uno che cambia spesso idea e, a seconda della convenienza, va da una parte o dall’altra. Non lo vorrei come socio».<br />
<strong>Branko, lei ha appena chiuso le porte a qualsiasi affare con Luca Cordero di Montezemolo.<br />
</strong>«Era l’ultima data, spero».<br />
<strong>No: 29 settembre 1951.<br />
</strong>«Bilancia. Questo signore è nato dopo un’eclissi totale. È un uomo di parte. Ma è capace di fare giochi sotterranei».<br />
<strong>Branko, è la data di Pierluigi Bersani! Non mi dica che nei suoi libroni ha visto anche l’accordo tra Bersani, Casini e Alfano, nei sotterranei di palazzo Giustiniani?<br />
</strong>«Rispetto agli altri di cui abbiamo parlato, questo Bilancia ha qualcosa in meno».<br />
<strong>Se le dico 11 gennaio 1975?<br />
</strong>«Oh, un Capricorno. Con Luna in Toro. È uno tosto. Ha un modo molto affascinante di presentarsi, ma è un po’ superficiale. Ha Marte in Gemelli: è leggermente ambiguo».<br />
<strong>Parliamo di Matteo Renzi, il sindaco di Firenze.<br />
</strong>«Non lo conosco. E di sicuro non sapevo quando è nato».<br />
<strong>Ultimo: 29 settembre 1936.<br />
</strong>«Bilancia. È un attore?».<br />
<strong>Non esattamente.<br />
</strong>«È uno in equilibrio precario. Generoso e molto passionale».<br />
<strong>È la data di Silvio Berlusconi.</strong><br />
«E infatti ha la Luna in Pesci: grande sesso».<br />
<strong>Sempre grazie agli intrecci planetari?<br />
</strong>«Certo».<br />
<strong>Lei sotto quali pianeti è nato?<br />
</strong>«Sono Scorpione. Sono nato povero, a Capodistria».<br />
<strong>Si è sempre occupato di costellazioni?</strong><br />
«No. Il primo lavoro l’ho avuto in una scuola: insegnavo italiano agli sloveni».<br />
<strong>Sa ancora parlare lo sloveno?<br />
</strong>«Ovviamente, sì».<br />
<strong>La sua prima volta in Italia?<br />
</strong>«A poco più di vent’anni. A Capodistria avevo un lavoro solido. Ma decisi di trasferirmi a Roma. Il posto fisso mi ha sempre fatto venire i brividi. Lasciai la famiglia per seguire la vocazione».<br />
<strong>Quale vocazione?<br />
</strong>«La recitazione, il teatro… Ho frequentato l’Accademia, corso di regia, ma non andavo benissimo».<br />
<strong>Perché?<br />
</strong>«Dovevo anche lavorare. Collaboravo con alcuni giornali triestini. Scrivevo interviste».<br />
<strong>La sua intervista più bella?<br />
</strong>«A Mina. Mi raccontò delle sue fragilità. Mi disse che di notte ogni tanto chiamava dei numeri a caso e diceva: “Sono Mina”, per vedere che effetto faceva».<br />
<strong>Il teatro…<br />
</strong>«Ho fatto l’aiuto regista per molti anni. Ho lavorato con Lilla Brignone, con Enrico Maria Salerno&#8230; A un certo punto ho lavorato anche con Garinei e Giovannini. Insomma, con tutte le migliori compagnie. Ho pure recitato».<br />
<strong>La sua parte più riuscita?<br />
</strong>«Una piccola apparizione in uno spettacolo con Rossella Falk. La bugiarda. Lei si svestiva in scena. All’epoca era un gesto rivoluzionario. Io, in ginocchio, le tenevo il sedere come se fosse un monumento. E lei mi fulminava con una battuta: “Ah rigazzì, che ce marci?”. A un certo punto, però, sono dovuto rientrare a Capodistria. Guai familiari».<br />
<strong>Ha continuato a fare l’attore anche lì?<br />
</strong>«Qualche particina. Ma soprattutto, cominciai a lavorare in radio. Curavo la rubrica “Musica per voi” su Radio Capodistria. Tornato in Italia, quell’esperienza mi fu molto utile».<br />
<strong>In che modo?</strong><br />
«Andai a parlare con Edoardo Montefusco, editore di Radio Dimensione Suono (Rds). Appena sentita la mia voce, mi prese. Cominciai con la trasmissione della mattina. È lì che ho iniziato a fare qualche oroscopo. Era l’inizio del 1982».<br />
<strong>Nel 1982, quindi, le stelle erano già entrate nella sua vita.<br />
</strong>«Sì. Grazie a un gesuita».<br />
<strong>Scherza?<br />
</strong>«No. È stato un gesuita a consigliarmi le prime letture sulle stelle. Lo incontravo tutte le mattine in un bar. Era un periodo molto triste per me. Lui mi vide piangere, mi prese da parte e mi disse di reagire. I gesuiti sono fissati con le stelle. Nel 1984, poi, ci fu una piccola svolta».<br />
<strong>Quale?<br />
</strong>«A Rds, la mattina, mi affiancarono Gianni Morandi. Volevano rilanciarlo dopo un periodo non felicissimo. Per un mese, con Morandi accanto, sfornai oroscopi pazzeschi».<br />
<strong>Quand’è che un oroscopo è pazzesco?<br />
</strong>«Quando ti tocca, chiunque tu sia».<br />
<strong>Uhm. Il segreto del buon oroscopista?</strong><br />
«Che brutta parola: oroscopista!».<br />
<strong>Qual è il segreto del buon astrologo?<br />
</strong>«Io non sono un astrologo».<br />
<strong>E che cos’è?<br />
</strong>«Io sono un interprete delle stelle. Un poeta».<br />
<strong>Quali doti deve avere un poeta stellare come lei?<br />
</strong>«La conoscenza dei pianeti, della storia, della letteratura. E poi la fantasia e l’intuizione psicologica».<br />
<strong>Lei ha avuto dei maestri?<br />
</strong>«Sono autodidatta. Ma considero maestri Francesco Waldner, veggente, e Lucia Alberti, strega. Dal primo ho ereditato la rubrica sul Messaggero. Dalla seconda il Calendario Astrologico per Mondadori. Tutto a metà anni Novanta».<br />
<strong>A metà anni Novanta lei sbarca anche in tv.<br />
</strong>«In realtà un po’ prima. Nel 1990, dopo avermi sentito alla radio, Lillo Tombolini, che ora è un dirigente di La7, mi chiese di andare in video su Odeon. Poi Loretta Goggi mi chiamò a Telemontecarlo e infine arrivai a Unomattina, in Rai, dove sono stato fino all’anno scorso».<br />
<strong>Che cosa pensa dei suoi colleghi che fanno gli oroscopi nelle tv locali?</strong><br />
«Alcuni mi fanno venire i brividi. Mi chiamo Branko, ma non faccio parte di un branco».<br />
<strong>Le hanno mai detto che era un impostore?<br />
</strong>«Da Vespa è capitato che qualcuno se la prendesse con la categoria. Ma io non chiedo mica alla gente di credere ciecamente a quel che dico».<br />
<strong>Lei fa oroscopi personalizzati a pagamento?<br />
</strong>«Mai. Dovrei dire a persone che non conosco cose anche sgradevoli. Certo, ora sarei ricco…».<br />
<strong>Non si è arricchito con le stelle?<br />
</strong>«No. Sono un semplice collaboratore di giornali e radio».<br />
<strong>Ha un clan di amici?<br />
</strong>«Due donne insostituibili: Sandra Carraro e Camilla Morabito».<br />
<strong>Per loro confeziona oroscopi personalizzati?<br />
</strong>«Mi chiamano anche per chiedermi spiegazioni su un mal di testa. E mi ascoltano quando sostengo che con la Luna contro è meglio prendersi qualche giorno di vacanza».<br />
<strong>Le fa pagare?<br />
</strong>«Insiste? Mai».<br />
<strong>A cena col nemico?<br />
</strong>«Margherita Hack. Da lei ho imparato tanto. Io parto sempre dall’astronomia».<br />
<strong>Qual è l’errore più grande che ha fatto?<br />
</strong>«Ho preso molte fregature. Per colpa della mia onestà. Non ho rimpianti: ma non rifarei nulla di quello che ho fatto».<br />
<strong>Che cosa guarda in tv?</strong><br />
«Non guardo i talk show. Amo Mara Venier e seguo Federica Sciarelli, Chi l’ha visto. Mi piace molto l’intreccio tra i delitti, le stelle e i pianeti».<br />
<strong>La canzone preferita?<br />
</strong>«Non, je ne regrette rien di Edit Piaf. Dovrebbe diventare patrimonio dell’umanità».<br />
<strong>Il libro?<br />
</strong>«Il mio Carso, di Scipio Slataper».<br />
<strong>Il film?<br />
</strong>«Stregata dalla luna con Cher. Molto astrologico».<br />
<strong>Sa quanto costa un litro di latte?<br />
</strong>«Certo che lo so: 1,10 euro circa».<br />
<strong>I confini di Israele?</strong><br />
«Egitto… E poi non ricordo. Mi piacerebbe tanto vedere la Terra Santa».<br />
<strong>È cattolico?<br />
</strong>«Non possiamo non definirci cristiani».<br />
<strong>Sì, va bene, ma lei va a messa?</strong><br />
«Capita. Bisogna pur credere in qualcosa, no?».</p>
<p>www.vittoriozincone.it<br />
© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Luigi De Magistris (Sette &#8211; dicembre 2011)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È diventato sindaco “scassando” tutti gli equilibri tra i partiti della sua città. E ora vorrebbe proseguire l’opera a livello nazionale. Luigi De Magistris, 44 anni, primo cittadino di Napoli, ex magistrato ed ex europarlamentare dell’Idv, sogna il ritorno a una sinistra tradizionale e barricadera, e immagina nuove geometrie politiche. Considera l’asse Pdl-Pd-Udc che puntella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È diventato sindaco “scassando” tutti gli equilibri tra i partiti della sua città. E ora vorrebbe proseguire l’opera a livello nazionale. Luigi De Magistris, 44 anni, primo cittadino di Napoli, ex magistrato ed ex europarlamentare dell’Idv, sogna il ritorno a una sinistra tradizionale e barricadera, e immagina nuove geometrie politiche. Considera l’asse Pdl-Pd-Udc che puntella il governo Monti “un laboratorio neo-centrista e tecnocratico destinato a crollare”. Chiarisce: «Non sto mica qui a fare la ciuciuella». Non vuole portare sfortuna a Monti, insomma. «Ma siamo molto lontani dalla mia idea di protagonismo politico».<br />
Lo incontro nella sua casa napoletana. Quartiere Vomero. Su una parete dello studio ci sono appesi i documenti che testimoniano il suo pedigree in magistratura: «Mio padre, mio nonno e il mio bisnonno erano magistrati». Sulla libreria, tra i libri di diritto, si affaccia l’immancabile statuina presepiale che raffigura lo stesso De Magistris. Una fascia tricolore fresca di sartoria troneggia accanto alla scrivania: «In Comune ne uso una da combattimento».<br />
Dato che qualche mese fa aveva annunciato la nascita di un movimento “ad personam” per la fine di novembre 2011, chiedo: «Che fine ha fatto il suo movimento? È morto in culla?». Replica: «No. A fine gennaio faremo una grande manifestazione. Vorrei unire tutte le forze che si muovono nel Paese per costruire una vera alternativa». Partiamo da qui, allora.<br />
<strong>È vero che il movimento a cui sta pensando avrà come slogan “L’Italia è tua”, ispirato a quel “Napoli è tua” con cui ha vinto le elezioni amministrative a giugno?<br />
</strong>«No. Un nome ancora non c’è. Di sicuro però c’è un movimento nell’aria che ha bisogno di uno sbocco politico».<br />
<strong>Quale movimento?<br />
</strong>«Quello degli operai che considerano l’accordo di Pomigliano fuori dalla democrazia, degli studenti indignati, dei precari&#8230;».<br />
<strong>Un partito che parli a questo mondo c’è. Si chiama Sel, lo guida Nichi Vendola.<br />
</strong>«Bisognerebbe andare oltre i partiti esistenti».<br />
<strong>Vuole andare anche oltre al partito di cui fa parte, l’Italia dei Valori, quindi?</strong><br />
«Certo. Per esempio, sto creando un rapporto molto stretto con il sindaco di Bari, Michele Emiliano. Ma potrei fare altri nomi di amministratori».<br />
<strong>Quello di Matteo Renzi, sindaco di Firenze?<br />
</strong>«Lo stimo. Ma no, ecco, lui è lontano dalla mia visione politica del futuro. Inoltre penso che i partiti da soli non abbiano la forza di superare la crisi in cui si sono ficcati. La foto di Vasto, quella con Vendola, Bersani e Di Pietro, potrebbe essere un punto di inizio. Ma poi bisogna allargare. E invece&#8230;».<br />
<strong>Invece per chi frequenta Montecitorio, la foto di Vasto, scattata solo tre mesi fa, è già archeologia politica.<br />
</strong>«Ma davvero qualcuno pensa che l’asse Pd-Pdl possa resistere? Ai militanti del Pd la foto di Vasto piace. Io ci parlo. Gli incontri di Bersani, Casini e Alfano nei sotterranei di palazzo Giustiniani con cui si è deciso l’appoggio a Monti, piacciono molto meno».<br />
<strong>Lei è molto critico con il governo tecnico.<br />
</strong>«Non è un governo tecnico. È un governo politico. Retto da partiti che non vogliono mettere la faccia su provvedimenti lacrime e sangue. E poi ho un sospetto&#8230;».<br />
<strong>Quale?<br />
</strong>«Che la maggioranza col “tutti dentro” serva soprattutto per decidere chi farà cosa nel dopo-Monti. Casini è molto attivo su questo fronte. Il Quirinale&#8230;».<br />
<strong>Se fosse deputato voterebbe Casini Presidente della Repubblica?<br />
</strong>«Fortunatamente non sono in Parlamento. Ma in linea di massima preferirei una figura sul modello Pertini: un uomo con un po’ di etica pubblica, che ricarichi il Paese».<br />
<strong>Lei ha parlato di una grande “lista civica nazionale” che rappresenti alle prossime elezioni il suo nuovo soggetto politico. È pronto a guidare la lista e a candidarsi alla premiership?<br />
</strong>«No. Io ora voglio finire il mandato a Napoli. Però vorrei far parte del gruppo che guida questo nuovo movimento che deve nascere nel Paese. Dal basso».<br />
<strong>Chi potrebbe essere il candidato ideale? Vendola?<br />
</strong>«Perché no? Ma come lui anche tanti altri. Vendola prima deve risolvere il suo problema col Pd: negli ultimi tempi i rapporti sono diventati anche troppo stretti».<br />
<strong>Anche nelle liste di questo nuovo movimento ci saranno nomi come quelli di Sergio De Gregorio e Domenico Scilipoti? Loro erano stati eletti nell’Italia dei Valori e sono passati al berlusconismo.</strong><br />
«Ho già avuto modo di polemizzare col mio partito su quelle scelte. Chiunque sia cresciuto a Napoli sapeva chi fosse De Gregorio, insomma&#8230;».<br />
<strong>Lei è nato e cresciuto a Napoli?<br />
</strong>«Sono nato a Napoli. Ma ho trascorso parte della mia infanzia a Milano».<br />
<strong>È lì che è diventato interista?</strong><br />
«Sfatiamo la leggenda: da piccolissimo tifavo per l’Inter, come mio padre. Ma tornato a Napoli&#8230; Con l’arrivo di Maradona ho cominciato a frequentare la curva B».<br />
<strong>Lei aveva vent’anni nella swinging Napoli degli anni Ottanta.<br />
</strong>«Quella della Tangentopoli campana. Mio padre si è occupato del processo d’appello all’ex ministro De Lorenzo. A Napoli comandavano De Lorenzo, De Donato, Gava, Pomicino».<br />
<strong>Paolo Cirino Pomicino è suo cugino.<br />
</strong>«<em>Non esattamente, è più un lontano zio acquisito</em> e in realtà non l’ho mai frequentato molto».<br />
<strong>Quando ha deciso di fare il magistrato?<br />
</strong>«Sono stato indeciso fino all’ultimo se iscrivermi a Legge o a Filosofia. Amo la filosofia, ho letto molto Schopenhauer, Kierkegaard, Marx&#8230; Alla fine però ho scelto Giurisprudenza e ho capito subito che avrei voluto fare il pm. Ho fatto l’esame nel 1992. Consegnai il compito del concorso nelle mani di Francesca Morvillo. Il giorno dopo, lei, Falcone e la loro scorta sono saltati in aria per mano della mafia».<br />
<strong>Il suo primo incarico?<br />
</strong>«A Catanzaro. Lì si è infranta l’immagine ideale che avevo della magistratura».<br />
<strong>Perché?<br />
</strong>«Pensavo fossero tutti come mio padre. Invece il livello di opacità della categoria era elevatissimo. Dopo quel primo incarico sono rientrato a Napoli e infine sono tornato di nuovo a Catanzaro».<br />
<strong>I suoi detrattori sostengono che le sue inchieste siano state degli autentici flop. Parlo di Poseidone, Toghe Lucane, Why Not…<br />
</strong>«Non direi proprio. Alcune indagini continuano ad andare avanti sulla scia del mio lavoro».<br />
<strong>Gaetano Bonomi, magistrato della Corte d’Appello di Potenza, le ha dato dell’“ectoplasma”.<br />
</strong>«Non mi stupisce. Bonomi era coinvolto in una mia inchiesta. E ora il suo nome è rispuntato fuori. Che cosa posso aggiungere?».<br />
<strong>I suoi processi sono sempre sembrati un po’ troppo mediatici.<br />
</strong>«Ma si stanno rivelando molto concreti. Io avevo anche scoperchiato l’affaire Finmeccanica. Il mio consulente finanziario per le indagini, che era un integerrimo ispettore di Bankitalia, mi indicò le vie del finanziamento illecito dell’Udc».<br />
<strong>Non mi pare che l’inchiesta abbia portato a qualche condanna.<br />
</strong>«Il processo venne trasferito. A un certo punto ho capito che non mi avrebbero più fatto fare bene il pm».<br />
<strong>Quindi si è buttato in politica.<br />
</strong>«Ho colto l’occasione con le Europee del 2009. La politica è l’unico modo con cui si può trasformare la società».<br />
<strong>Alle Europee è stato eletto nelle liste dell’Italia dei Valori. Beppe Grillo le ha rinfacciato di aver lasciato troppo presto quell’incarico.<br />
</strong>«In realtà con Grillo ho discusso della necessità di unire le forze. Non ha gradito. Ma coi grillini ho un ottimo rapporto».<br />
<strong>Alleati politici: Beppe Grillo o Matteo Renzi?<br />
</strong>«Grillo. Mi sento più affine alle sue battaglie».<br />
<strong>Grillo anti-casta. Lei ha maturato qualche vitalizio?<br />
</strong>«Poca roba. Alla pensione da magistrato, dimettendomi, ho rinunciato un paio di anni fa».<br />
<strong>Sprechi: le hanno rimproverato diciassette assunzioni nel suo staff personale.<br />
</strong>«Molti sono stagisti. Non ho aumentato le spese per il mio staff e nemmeno quelle del Comune. Anzi. Stiamo tagliando milioni e milioni di spese. Abbiamo ridotto i dirigenti esterni, le auto blu&#8230; Piero Fassino, sindaco di Torino, è rimasto colpito da quanto guadagno poco».<br />
<strong>Quanto guadagna?<br />
</strong>«Circa 4.500 euro al mese».<br />
<strong>Si è parlato molto del compenso che il Comune avrebbe elargito al cantante/professore Roberto Vecchioni per l’incarico di presidente del Forum delle Culture. Il Pd ha lanciato qualche siluro.<br />
</strong>«Quel compenso, quale che sia, non l’ho trattato io. E comunque il Pd napoletano farebbe meglio a pensare a come il bassolinismo negli ultimi quindici anni abbia ingolfato le aziende partecipate dal Comune con nomine clientelari e correntizie. Su questi temi non accetto lezioni».<br />
<strong>Il neo ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, le vuole dare lezioni sulla gestione dei rifiuti. Ha detto che lei dovrebbe seguire il modello lombardo: i termovalorizzatori&#8230;<br />
</strong>«Ancora? Sono convinto che non ce ne sia bisogno».<br />
<strong>Attualmente Napoli esporta la spazzatura in Olanda.<br />
</strong>«Ed è paradossalmente più conveniente che portarla nelle discariche a pochi chilometri dalla città. Ho trovato un accordo vantaggioso. Ma è ovvio che sia una soluzione provvisoria. Io punto tutto sulla raccolta differenziata».<br />
<strong>A Napoli la “differenziata” è ferma sotto il 20%.<br />
</strong>«Stiamo lavorando bene. Ci sono quartieri in cui siamo arrivati al 70%. Ma ci sono i fondi regionali bloccati. Per non parlare dei continui boicottaggi».<br />
<strong>A cena col nemico?<br />
</strong>«Con Silvio Berlusconi».<br />
<strong>Vorrebbe partecipare a una delle sue cene eleganti?<br />
</strong>«Diciamo che non mi annoierei».<br />
<strong>Berlusconi&#8230;<br />
</strong>«Politicamente è finito. Ma il berlusconismo è vivissimo».<br />
<strong>Qual è l’errore più grande che ha fatto?</strong><br />
«Aver dedicato troppo poco tempo ai miei figli».<br />
<strong>Che cosa guarda in tv?<br />
</strong>«La guardo poco. E preferisco la radio: penetra di più in testa».<br />
<strong>Il film preferito?<br />
</strong>«Fortàpasc di Marco Risi. Un segnale forte per la mia città».<br />
<strong>La canzone?<br />
</strong>«Terra mia, di Pino Daniele».<br />
<strong>Il libro?</strong><br />
«L’isola di Arturo di Elsa Morante».<br />
<strong>Napolimaniaco. Sa quanto costa un pacco di pasta?<br />
</strong>«Circa un euro».<br />
<strong>Giusto. Fa la spesa?<br />
</strong>«E come faccio? Lavoro 16 ore al giorno. Ho una moglie santa, anche perché pensa a queste cose».<br />
<strong>Sa che cos’è Facebook?<br />
</strong>«Certo. Uso molto anche Twitter».<br />
<strong>Marianna Rizzini sul “Foglio” ha raccolto un florilegio di suoi cinguettii. Eccoli: “Nel mezzogiorno dell’Italia la rivoluzione morale esiste”.</strong><br />
«È Pisacane, una citazione».<br />
<strong>Ancora: “Pugni in alto verso il cielo, cuore aperto e grande, amore”.<br />
</strong>«Questa è mia. Pensieri, impressioni&#8230; Uso Twitter più così che per informare i cittadini su quello che faccio».<br />
<strong>Conosce l’articolo 3 della Costituzione?<br />
</strong>«Certo e mi piacerebbe che si riuscisse a realizzare soprattutto la seconda parte, quella in cui la Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli che rendono i cittadini diseguali».<br />
<strong>Finisca questa strofa: “&#8230;scrive sempe e ’sta cuntenta/ io nun penzo che a te sola&#8230;”.<br />
</strong>«Che cos’è?».<br />
<strong>Come, che cos’è? È “O surdato ’nammurato”. Tra l’altro è anche l’inno del Napoli Calcio&#8230;<br />
</strong>«Ah. Le parole mi vengono solo quando la canto. Soprattutto la filastrocca: Oi vita, oi vita miaaaa».</p>
<p>www.vittoriozincone.it<br />
© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Massimo Zedda (Sette &#8211; dicembre 2011)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:27:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’attività principale nei suoi primi sei mesi da sindaco è stata quella di individuare dove sfoltire, tagliare, snellire sprechi e follie amministrative. Zac. Massimo Zedda, 35 anni, primo cittadino di Cagliari, fa parte (col milanese Pisapia) di quella pattuglia vendoliana che in primavera ha sconfitto il candidato ufficiale del Pd alle primarie e quello del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’attività principale nei suoi primi sei mesi da sindaco è stata quella di individuare dove sfoltire, tagliare, snellire sprechi e follie amministrative. Zac. Massimo Zedda, 35 anni, primo cittadino di Cagliari, fa parte (col milanese Pisapia) di quella pattuglia vendoliana che in primavera ha sconfitto il candidato ufficiale del Pd alle primarie e quello del Pdl alle elezioni amministrative. È considerato un sindaco anti-casta: ha rinunciato al vitalizio da consigliere regionale e sostiene di usare solo il minimo indispensabile l’auto blu d’ordinanza. Lo provoco: «Non è che tutta questa storia del taglio ai costi della politica è un’operazione di marketing politico?». Lui, prima replica: «Siete voi giornalisti ad aver pompato questo aspetto». Poi, finita l’intervista, scherza: «Se vuoi ti do un passaggio. Qui fuori c’è l’autista del Comune con la Lancia K che ci aspetta». E ancora, avvicinandosi alla sua macchina: «Questa l’ho comprata con la prima mazzetta». È sardissimo, ma scivola quando gli chiedo di completare un verso della canzone «No potho reposare amore e coro&#8230;». È giovane, ma usa una terminologia da piccì nattiano: «Serve rinnovamento nella continuità». Elenca con fierezza i suoi primi provvedimenti: «Il Comune affittava a caro prezzo degli immobili pur avendo sedi proprie usate male o lasciate sfitte. Ti rendi conto che pazzia?». Anche lui, come molti suoi colleghi di coalizione, subisce un minimo il fascino della celebre sobrietà di Monti. Ma essendo di sinistra-sinistra vacilla quando gli elenco alcuni dei provvedimenti che il vento montiano potrebbe portare in Parlamento: una spallata all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, una sforbiciata alle pensioni di anzianità&#8230; Tu avresti votato la fiducia al governo Monti? «Sì, ma con molte perplessità».<br />
<strong>Quali?<br />
</strong>«Premessa: dopo Berlusconi, vedere una persona seria al governo è comunque un sollievo. Ma non penso che saranno i tecnici a salvarci da questa crisi. E credo che la politica stia venendo meno al suo ruolo».<br />
<strong>Tradotto?<br />
</strong>«Io avrei preferito le elezioni. Davvero vogliamo dare ai cittadini l’idea che solo un tecnico possa salvare il Paese?».<br />
<strong>Un tecnico può imporre (più liberamente?) le lacrime e il sangue.<br />
</strong>«Basta che comincino a pagare prima quelli che hanno lucrato».<br />
<strong>Di chi parli?</strong><br />
«Ho letto che Sergio Marchionne ha uno stipendio 1.150 volte superiore a quello di un operaio Fiat».<br />
<strong>Marchionne è un manager. Ed è grazie a lui che la Fiat è riuscita a restare sul mercato.<br />
</strong>«La sperequazione mi sembra comunque eccessiva».<br />
<strong>Mario Monti ha elogiato l’azione di Marchionne.<br />
</strong>«E questo mi preoccupa».<br />
<strong>Monti ha elogiato anche la riforma Gelmini.<br />
</strong>«Questo mi preoccupa ancora di più».<br />
<strong>C’è chi ha ipotizzato Mario Monti come possibile leader di una futura coalizione di centrosinistra.<br />
</strong>«No, questo no. Anzi, sì».<br />
<strong>Accetteresti Monti come leader politico?<br />
</strong>«Se vincesse le primarie di coalizione, sì».<br />
<strong>Essere di sinistra ai tempi di Monti.<br />
</strong>«Basta aver chiaro in testa che prima di toccare lo Stato sociale e il welfare, bisogna intervenire sugli sprechi».<br />
<strong>Quali, in particolare?<br />
</strong>«Monti dovrebbe aprire tutti i capitoli di spesa del Bilancio dello Stato e verificare l’utilità di quelle spese. Troverebbe un tesoro: vitalizi, prebende, enti inutili, follie clientelari».<br />
<strong>Non credo che ci sia tempo.<br />
</strong>«Il tempo bisogna trovarlo. Se i cittadini non vedono scomparire certi privilegi difficilmente accetteranno altri sacrifici. A Cagliari ci sono persone della media borghesia che per andare avanti hanno cominciato a rivolgersi alla Caritas. A un pensionato che prende poco più di mille euro dopo aver insegnato trent’anni in una scuola, che cosa vuoi togliere? Non si può chiedere di più a chi non ha nulla».<br />
<strong>Hai detto: “Non è vero che i soldi pubblici devono essere amministrati come farebbe un buon padre di famiglia”.<br />
</strong>«Un padre di famiglia si può permettere ogni tanto una botta di follia. La politica impone vincoli doverosi. Specialmente in tempi di crisi».<br />
<strong>C’è chi sostiene che saresti un candidato perfetto anche a livello nazionale: a metà tra Vendola e Renzi.<br />
</strong>«Pensa come stiamo messi».<br />
<strong>Tra Vendola e Renzi…<br />
</strong>«Vendola, ovvio. Ma considero Renzi molto bravo. Piace. Anche se le sue idee sono spesso lontane dalle mie».<br />
<strong>Con l’arrivo del “montismo”, c’è chi ha messo in discussione l’alleanza sancita dalla famosa foto di Vasto, quella con Bersani, Di Pietro e Vendola.<br />
</strong>«Speriamo di no».<br />
<strong>Il Pd alle ultime amministrative ha contribuito alla vittoria di candidati che all’inizio non gradiva più di tanto: tu a Cagliari, Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli.<br />
</strong>«Quel partito è anche la mia storia. Ma effettivamente le loro candidature erano sbagliate. Forse i dirigenti democratici sopravvalutano il vincolo che i loro elettori hanno con il loro partito».<br />
<strong>Una volta hai dichiarato che la rovina della sinistra è la classe dirigente che sta lì dal 1994. Parlavi di Veltroni e D’Alema?<br />
</strong>«Non di loro due, che tra l’altro, dopo che avevo sconfitto Antonello Cabras alle primarie, mi hanno sostenuto come candidato sindaco. Parlo dei loro coetanei… Degli sconosciuti che magari stanno in Parlamento da 8 legislature».<br />
<strong>Tu sei un giovane sindaco, ma sei in politica da molti anni. Mi racconti la tua storia?</strong><br />
«Mio padre era un dirigente del Pci. Mia madre era insegnante di storia dell’arte».<br />
<strong>Qual è l’opera d’arte che ti piacerebbe avere in casa?<br />
</strong>«Guernica di Picasso. Ma bisognerebbe avere anche un salotto abbastanza grande. E io non ce l’ho».<br />
<strong>Nel salotto di casa dei tuoi genitori capitavano molti politici sardi?<br />
</strong>«Sì. E ricordo anche Napolitano. Mio padre, come lui, era dell’ala migliorista del partito».<br />
<strong>Che studi hai fatto?<br />
</strong>«Il liceo classico e Legge. Volevo fare il magistrato. Ma non mi sono ancora laureato».<br />
<strong>Intendi terminare gli studi?<br />
</strong>«Un anno fa avevo pagato tutte le tasse universitarie per riprendere gli esami, ma poi un gruppo di amici di Sel mi ha chiesto di partecipare alle primarie…».<br />
<strong>Ricordi il momento esatto in cui è arrivata quella richiesta?<br />
</strong>«Certo. Mi trascinarono in un pub, il Soul. Mi dissero che non sarebbero andati a votare se non ci fossero state primarie vere e che io ero l’uomo giusto. La mia vita è cambiata molto da allora».<br />
<strong>Come?<br />
</strong>«Stavo per smettere con le sigarette e, invece, eccomi qui: non vedo l’ora di allontanarmi dal registratore per uscire a fumare. Nuotavo: due chilometri e mezzo al giorno. Ora sono fermo da quasi un anno».<br />
<strong>Un tracollo.</strong><br />
«Tu ci scherzi&#8230;».<br />
<strong>Quando hai cominciato a occuparti di politica?<br />
</strong>«Da adolescente, a scuola».<br />
<strong>Eri adolescente alla fine degli anni Ottanta. Miti giovanili?<br />
</strong>«Ho avuto un periodo dark. E ho sempre amato il rock. Anche quello più duro».<br />
<strong>Ricordi il tuo primo comizio?<br />
</strong>«Certo. In piazza Costituzione. Il 25 aprile 2001».<br />
<strong>Avevi 25 anni.<br />
</strong>«Ero segretario della Sinistra giovanile, i pidiessini junior. Feci un discorso citando il Cyrano De Bergerac. Un pezzo sulla ritrosia a piegare la schiena per inchinarsi ai potenti e sul non ridere quando si è tristi solo per compiacere un ministro: “Spiacere è il mio piacere”».<br />
<strong>Sei un politico così?</strong><br />
«Mi piace distinguere tra l’autorità imposta da un ruolo e l’autorevolezza conquistata con l’esempio».<br />
<strong>Sei stato anche attore.</strong><br />
«Quel brano del Cyrano veniva dall’esperienza nei teatri».<br />
<strong>Hai raccontato di essere stato precario per molti anni.<br />
</strong>«È vero. Al Teatro delle Saline, dove mi sono diplomato, ho avuto molti contratti a termine. E poi ho vissuto i co.co.co., i co.co.pro…». <br />
<strong>La prima candidatura?<br />
</strong>«Nel 2006, a consigliere comunale, con l’Ulivo».<br />
<strong>Sei stato nel Pds e nei Ds. Nel 2007 hai scelto di non entrare nel Pd.<br />
</strong>«Molti compagni mi invitarono ad aderire all’avventura veltroniana. Ma a me non piaceva il progetto».<br />
<strong>È vero che dopo un incontro/scontro pubblico con Fassino a Cagliari, lui consigliò ai dirigenti sardi del Pd di insistere nel reclutarti?<br />
</strong>«Ma no. Fassino fu solo molto gentile. Molti anni fa è stato dirigente della Fgci insieme con mio padre».<br />
<strong>Quanto ti ha aiutato la presenza di tuo padre nella carriera politica? Lui è stato segretario cittadino del Pci.<br />
</strong>«Quando ho cominciato sul serio a fare politica lui non era in attività da più di dieci anni. Rinnovava la tessera e basta. In compenso mi ha sempre dato ottimi consigli».<br />
<strong>Un esempio?<br />
</strong>«Nel 2009 mi suggerì di mantenere il doppio incarico di consigliere comunale e regionale».<br />
<strong>Non esattamente un consiglio anti-casta…<br />
</strong>«Non fraintendiamo. Dopo essersi sincerato del fatto che le indennità non erano cumulabili e che avrei dovuto rinunciare a una delle due, mi spiegò che io avevo preso un impegno con gli elettori. E che gli impegni vanno rispettati anche se ti costringono a un doppio lavoro e a doppi sacrifici. Disse: “Non si possono usare le istituzioni come un trampolino”».<br />
<strong>Trampolini. Che cosa farai dopo aver fatto il sindaco?</strong><br />
«Me lo chiedo spesso. Non il politico a vita. Questo è certo».<br />
<strong>A cena col nemico?<br />
</strong>Gianfranco Fini. È lontano da me, ma insomma&#8230;».<br />
<strong>Hai un clan di amici?<br />
</strong>«Ne cito uno su tutti. Francesco, fa il rappresentante di filati e lane».<br />
<strong>Qual è l’errore più grande che hai fatto?<br />
</strong>«Ho fatto tanti errori, ma non mi pare di averne fatti di enormi».<br />
<strong>Che cosa guardi in tv?<br />
</strong>«Non ho il tempo di guardare la tv».<br />
<strong>Non fare lo snob.<br />
</strong>«Mi tocca confessarlo: non ho la televisione in casa».<br />
<strong>E allora: il film preferito?<br />
</strong>«Quelli di Stanley Kubrick. Tutti tranne Eyes wide shut. Lì si vede che non è riuscito a definire anche gli ultimi dettagli».<br />
<strong>La canzone?</strong><br />
«Amo il rock. London calling dei Clash».<br />
<strong>Il libro?<br />
</strong>«Uomini ex. Lo strano destino di un gruppo di comunisti italiani, di Giuseppe Fiori».<br />
<strong>Chi era il portiere del Cagliari nel 1970, l’anno dello scudetto?</strong><br />
«Ma che domande: Albertosi. Non puoi fare il sindaco di questa città senza sapere certe cose».<br />
<strong>Conosci l’articolo 12 della Costituzione?<br />
</strong>«No».<br />
<strong>È quello sul Tricolore. I confini di Israele?<br />
</strong>«Questi li so bene: Libano, Siria, Giordania ed Egitto. Sono stato in quella zona e ho pure conosciuto Arafat. Il confine che manca, perché manca lo Stato, è quello con la Palestina».<br />
<strong>Sai quanto costa un pacco di pasta?<br />
</strong>«Perché dovrei comprare la pasta? Da due anni mi nutro soprattutto con pizzette e tramezzini».<br />
<strong>La leggenda vuole che tu sia una buona forchetta e che tra i tuoi sponsor politici ci sia anche il proprietario del ristorante Flora, a Cagliari.<br />
</strong>«Quando riesco ci vado a mangiare i ricci. La politica è una cosa seria, ma i ricci&#8230; sono patrimonio dei piaceri dell’umanità».     </p>
<p>www.vittoriozincone.it     <br />
© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Umberto Broccoli (Sette &#8211; novembre 2011)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando il Comune di Roma, nel 2008, lo ha chiamato per guidare la Sovraintendenza dei Beni Culturali della Capitale, molti sono rimasti un po’ sorpresi: «Ma Broccoli chi? Quello della radio?». Umberto Broccoli, 57 anni, ha trascorso tutta la vita basculando tra l’accademia e i media: dalle aule alle sale di registrazione, dai musei agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il Comune di Roma, nel 2008, lo ha chiamato per guidare la Sovraintendenza dei Beni Culturali della Capitale, molti sono rimasti un po’ sorpresi: «Ma Broccoli chi? Quello della radio?». Umberto Broccoli, 57 anni, ha trascorso tutta la vita basculando tra l’accademia e i media: dalle aule alle sale di registrazione, dai musei agli studi tv. L’alto e il basso. È un esperto di epigrafia cristiana, ma fino a pochi anni fa allenava squadre di pallavolo. Ha scritto libri sul Corpus della scultura altomedievale e testi per sketch televisivi. Attualmente, oltre a sovrintendere, conduce due trasmissioni: In Europa e Con parole mie, su Radiouno. Anche qui si oscilla tra pop e colto.<br />
Lo incontro nel suo ufficio romano, in pieno centro storico. Su una libreria, tra volumi in greco antico e saggi dottissimi, si fa largo una candela a forma di Mao Zedong. Alto, magrissimo e romanissimo, Broccoli ha trasferito nella sua gestione dei Beni Culturali la propensione all’alto/basso. È un sostenitore del fatto che i musei e i monumenti non vadano sacralizzati e che anzi ci vorrebbe più spettacolarizzazione. Anche per questo, forse, Andrea Carandini, professore di Archeologia classica alla Sapienza ed ex presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, lo ha marchiato come “inadeguato” all’incarico.<br />
Broccoli si lascia scivolare le polemiche addosso. E tiene il punto. Appena gli ricordo che recentemente il Codacons ha protestato per la sponsorizzazione dei restauri del Colosseo da parte di Diego Della Valle, lui prima mi fa notare che la “pratica Colosseo” ormai è nelle mani del Ministero e poi sottolinea: «È Alemanno ad aver incontrato Della Valle. Ero presente alla loro prima riunione. Quei soldi sono necessari, anzi ce ne vorrebbero molti di più. Lo sport più in voga in questo Paese è creare ostacoli inutili. La tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio, in tempi di crisi, non è cosa facile». Partiamo da qui, allora.<br />
<strong>Che cosa è lecito fare e che cosa no per tutelare e valorizzare il nostro patrimonio artistico?<br />
</strong>«No alla vendita del patrimonio artistico. I gioielli di famiglia non si lasciano mai».<br />
<strong>Ottimo. Detto ciò, lei per attirare turisti al Colosseo ha ipotizzato spettacoli con gladiatori e centurioni.<br />
</strong>«Ci sono state alcune esagerazioni su quella vicenda».<br />
<strong>Chiariamo: gladiatori sì o no?<br />
</strong>«Mettere in scena uno spettacolo con finti combattimenti della Roma imperiale non mi sembrerebbe un delitto. Magari non sotto al Colosseo, ma in campagna».<br />
<strong>Oggi chi visita il Colosseo trova una kasba di venditori abusivi e centurioni sgarbati che si fanno fotografare.</strong><br />
«Ricordo che quando in Francia qualcuno protestò perché a Mont Saint-Michel sotto al monastero c’erano troppi ambulanti che vendevano reliquie false, lo storico Jacques Le Goff intervenne per dire che quella situazione era molto simile a come si viveva nella Mont Saint-Michel medievale».<br />
<strong>Vuol dire che il caos sotto al Colosseo è filologico?</strong><br />
«No. So bene che quella fauna andrebbe regolamentata. Ma insisto sul fatto che la ruderizzazione e la santificazione dei monumenti è un male. E poi il Colosseo non è arte. Era uno stadio».<br />
<strong>Lei ha fatto esporre delle macchine dentro l’Ara Pacis. Francesco Merlo, su “Repubblica”, ha stroncato lei e l’iniziativa.<br />
</strong>«Mi ha dato anche del “semi-vip”. Chiariamo: le macchine esposte erano dei prototipi. E chi le ha prodotte ha pagato al Comune una bella cifra: 80.000 euro per qualche giorno in vetrina. In tempi di crisi reperire fondi può essere l’unico modo per far sopravvivere i monumenti. A me servirebbero 70 milioni di euro per restaurare le Mura aureliane. Chi me li dà? La Cappella Sistina è stata restaurata con i soldi di una tv giapponese e non mi pare di aver sentito molte polemiche».<br />
<strong>I musei romani&#8230;<br />
</strong>«Le persone vanno attirate nei musei».<br />
<strong>Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, proprio a “Sette”, ha detto che la vera redditività di un museo consiste nell’azione di incivilimento.<br />
</strong>«Giusto. Ma è vero anche che se si vogliono tenere aperte le sale e riempirle di cittadini, bisogna abbandonare lo spirito di quei soprintendenti “vestali”, che custodiscono i musei come se fossero templi e disprezzano i visitatori. Anche perché poi sono i primi a trasformarsi da vestali in prefiche, per lamentarsi che non hanno una lira. Mi auguro che quel modello, ancora diffuso, sparisca presto. I monumenti e i musei vanno fatti vivere: devono produrre cultura, ma anche reddito. Altrimenti si trasformano in rami secchi e muoiono. A Roma stiamo provando a reagire».<br />
<strong>Come?<br />
</strong>«Con le aperture notturne e i concerti tra le opere. O con musei come quello della Repubblica romana, ultramoderno e multimediale».<br />
<strong>Lei non ha esattamente un curriculum “alemanniano”. Come avviene la sua nomina alla Sovraintendenza Capitolina?<br />
</strong>«Credo per merito di una serata che ho organizzato nel carcere Regina Coeli, nel 2001. Lì ho conosciuto Alemanno. Quando mi ha chiamato, pensavo che fosse per la direzione artistica di un festival, invece&#8230;».<br />
<strong>Lei è di destra?<br />
</strong>«Sono stato chiamato come tecnico. Quando ho accettato l’incarico era ancora in corso la trattativa per la commissione Attali di Roma, quella che avrebbe dovuto guidare Giuliano Amato».<br />
La commissione poi è naufragata.<br />
«Mettiamola così: Alemanno mi ha chiamato, Veltroni no. E con Walter andavamo pure a scuola insieme&#8230;».<br />
<strong>Veltroni andava al Tasso. Scuola di ultra sinistra nella Roma barricadiera del ’68.<br />
</strong>«Io ero “rosato”. Di sinistra perché seguivo l’onda politica, ma giocavo soprattutto a pallavolo».<br />
<strong>Altri pallavolisti del Tasso?<br />
</strong>«Paolo Gentiloni, l’ex ministro delle Comunicazioni. Era davvero forte. Dopo il liceo ho studiato archeologia alla Sapienza».<br />
<strong>In Rai ci è entrato per diritto familiare? Suo padre, Bruno, era un autore.<br />
</strong>«Respiro il mondo Rai da quando ero bambino. Pippo Baudo il 3 giugno del 1963 venne sotto casa nostra per farci vedere la sua Giulietta nuova. Aveva l’autoradio. Fu lui ad annunciarci la morte di Giovanni XXIII».<br />
<strong>Il suo ingresso in Rai&#8230;<br />
</strong>«Mi chiamò Corrado Guerzoni, strettissimo collaboratore di Aldo Moro. Mi aveva ascoltato a una conferenza sull’archeologia medievale e mi contattò. Quella è stata la svolta della mia vita».<br />
<strong>Perché?<br />
</strong>«Mi si è aperto un mondo. Se non avessi accettato la proposta di Guerzoni, oggi sarei un asfittico professore universitario, supponente e presuntuoso, come ce ne sono tanti».<br />
<strong>Se lei non fosse entrato in Rai, il popolo italiano si sarebbe risparmiato “la zingara” Cloris Brosca durante la trasmissione “Luna Park”.<br />
</strong>«Me la rinfacciano, in molti. Ma io sono orgoglioso di quel quiz. Tra l’altro è l’unica cosa che scrivemmo insieme io e mio padre per la tv».<br />
<strong>“La zingara” è stato il simbolo della tv pop-trash per molti anni: la cartomante che eliminava i concorrenti mostrando “la luna nera”. Si penta, la prego.<br />
</strong>«Mai. L’idea mi venne ascoltando un “charivari”, un canto medievale, in cui si raccontava che ad Aix-en-Provence c’era l’abitudine di riunirsi in piazza per farsi leggere le carte da una gitana».<br />
<strong>Cerca di nobilitare quelle performance mascherate?<br />
</strong>«Le domande erano tutte scritte in endecasillabi ed erano difficili. Ora si vincono migliaia di euro rispondendo a indovinelli degradanti da prima elementare».<br />
<strong>Oltre a lavorarci dal 1977, lei ha scritto un libro su Mamma Rai. Oggi chi sarebbe un buon direttore generale della televisione di Stato?</strong><br />
«Servirebbe un tecnico umanista».<br />
<strong>Un nome?<br />
</strong>«Giovanni Minoli. Conosce la macchina ed è uomo di cultura. La Rai è un’industria culturale».<br />
<strong>Secondo lei lo è ancora?<br />
</strong>«Le reti generaliste tentennano. Ma quelle sul satellite fanno un gran lavoro».<br />
<strong>Se dessero a lei l’incarico di guidare la tv pubblica&#8230;<br />
</strong>«Mi metterei a scavare nelle teche Rai. Negli archivi ci si ritrovano trasmissioni pazzesche. La Rai compra da produttori esterni dei format televisivi che in realtà già possiede».<br />
<strong>Un esempio?<br />
</strong>«Portobello. Se lo ricorda?».<br />
<strong>Era la trasmissione condotta da Enzo Tortora.<br />
</strong>«Era avanguardia tv: C’è posta per te non è una copia dello spazio tortoriano “Dove sei?”. E ancora: Stranamore e Agenzia matrimoniale non sono nipoti della rubrica “Fiori d’arancio”, trasmessa proprio durante Portobello?».<br />
<strong>Oggi secondo lei chi è il miglior conduttore tv?<br />
</strong>«Paolo Bonolis».<br />
<strong>Lo dice perché anche lui ha condotto “Luna Park”?<br />
</strong>«No. Lo dico perché è preparato e sa di che cosa parla».<br />
<strong>A cena col nemico?<br />
</strong>«Diciamo così: generalmente non ceno. Mi nutro solo a pranzo».<br />
<strong>Ha un clan di amici?<br />
</strong>«Ne cito uno su tutti: Claudio, è un medico».<br />
<strong>L’errore più grande che ha fatto?</strong><br />
«Smettere di fare l’allenatore di pallavolo».<br />
<strong>Che cosa guarda in tv?<br />
</strong>«RaiNews24, Rai Educational, Rai Storia e i film».<br />
<strong>È normale che in Italia scarseggino così tanto le trasmissioni che si occupano di arte?<br />
</strong>«È normale che a parte quella di Philippe Daverio (Emporio Daverio) non si riesca a immaginare una trasmissione che non sia né troppo pallosa né troppo ammiccante al futuro?».<br />
<strong>Il film preferito?<br />
</strong>«Jesus Christ Superstar. Fece scandalo. Oggi si canta nelle chiese».<br />
<strong>La canzone?<br />
</strong>«Se telefonando di Mina».<br />
<strong>Scritta da Maurizio Costanzo. Con Costanzo ci ha mai lavorato?<br />
</strong>«Lo conosco dal 1972. Ma abbiamo lavorato insieme solo nel 2004. Mi chiamò a recitare poesie d’amore nella sua trasmissione mattutina».<br />
<strong>Il libro?</strong><br />
«I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Lo rileggo continuamente. E poi Ennio Flaiano…».<br />
<strong>Quanto costa un litro di benzina?<br />
</strong>«Un euro e mezzo».<br />
<strong>L’articolo 9 della Costituzione?<br />
</strong>«È il nostro. È quello sul patrimonio artistico».<br />
<strong>I confini della Libia?</strong><br />
«Tunisia e Algeria, sicuramente. A Sud… Uhm…».<br />
<strong>Dove si trova “La conversione” di San Paolo?</strong><br />
«Per queste domande ci sono le Enciclopedie».<br />
<strong>Ma è Caravaggio. Si trova nella Chiesa di Santa Maria del Popolo, a Roma.</strong><br />
«Detesto la cultura da cruciverba».</p>
<p>www.vittoriozincone.it<br />
© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Mario Giordano (Sette &#8211; novembre 2011)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 10:52:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non fai nemmeno in tempo a citare qualche battuta feroce sul suo eloquio un po’ stridulo, che lui ti anticipa: «Lo dico da solo che ho la voce di Rosa Russo Jervolino». Mario Giordano ha 45 anni e 4 figli. È già stato direttore del tg Studio Aperto e del quotidiano Il Giornale. Ora si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non fai nemmeno in tempo a citare qualche battuta feroce sul suo eloquio un po’ stridulo, che lui ti anticipa: «Lo dico da solo che ho la voce di Rosa Russo Jervolino». Mario Giordano ha 45 anni e 4 figli. È già stato direttore del tg Studio Aperto e del quotidiano Il Giornale. Ora si appresta a guidare il nuovo canale all news di Mediaset: Tgcom24. Lo incontro nel suo ufficio di Milano 2. Tra una foto di famiglia e il calendario con il countdown della prossima messa in onda (il 28 novembre) spunta la pila dei suoi libri anti-casta: «Ho cominciato nel 1997 con Silenzio, si ruba e ora ho in libreria Sanguisughe. Le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche». Mentre parliamo arriva la notizia che Berlusconi si dimetterà. Chiedo: «Che cosa gli domanderebbe se fosse qui?». Replica, con sorriso: «E ora che cosa farà?». Entriamo nel grande open space del nuovo canale. C’è un enorme schermo con sopra proiettata la cartina dell’Italia. Dei piccoli furgoncini si muovono sullo stivale: «Sono le nostre troupes. Le teniamo sotto controllo da qui». Studio e redazione high tech. Cristalli, acciaio, schermi piatti ovunque: «Ogni redattore potrà gestire e montare il servizio dalla propria scrivania».<br />
Sulla sua, di scrivania, ci sono un po’ di ritagli di cronaca locale. Lo provoco. Il nuovo all news di Mediaset sarà come il suo vecchio Studio Aperto, tutto cronaca e gossip? Reagisce: «Guardi che il mio Studio Aperto è stato il primo tg ad aver intervistato Annamaria Franzoni. Tgcom24 si occuperà anche di politica, economia ed esteri, ovviamente. Ma solo notizie e commenti. Niente “infotainment”».<br />
<strong>Qual è secondo lei il miglior tg in circolazione?<br />
</strong>«Non so se è il migliore, ma non si può prescindere da quello di Enrico Mentana. Non fa un tg da rete generalista. Il suo exploit sulla politica è la dimostrazione che c’è una gran voglia di informazione. E La7 ormai fa informazione politica lungo tutto il palinsesto».<br />
<strong>Le tv generaliste secondo lei resisteranno agli attacchi del web e del satellite?<br />
</strong>«Per ora, sì».<br />
<strong>È in controtendenza. Tutti sostengono il contrario.<br />
</strong>«Dico solo che per un po’ ci saranno ancora reti che otterranno da sole il 15-20% di share. I canali satellitari in confronto fanno ascolti ridicoli. Se fossi un investitore, oggi, vorrei avere la pubblicità sulle generaliste. Dopodiché è ovvio che c’è un cambiamento in atto».<br />
<strong>Santoro&#8230;<br />
</strong>«Me lo sono visto online».<br />
<strong>Che differenza ci sarà tra il suo Tgcom24 e SkyTg24?<br />
</strong>«Da noi non ci sarà la co-conduzione dei notiziari. E ci sarà meno ripetitività».<br />
<strong>In che senso?<br />
</strong>«Non ci saranno micro tg attaccati l’uno all’altro. Prendendo spunto dall’evoluzione dei modelli americani, abbiamo pensato a un flusso costante di informazioni, aggiornate e commentate in continuazione».<br />
<strong>Lei andrà in video?<br />
</strong>«Non credo che sia necessario. Non ci saranno miei editoriali».<br />
<strong>Chi sarà il primo giornalista ad apparire il 28 novembre?<br />
</strong>«Annalisa Spiezie».<br />
<strong>C’è qualche anchorman che le piacerebbe rubare a un altro tg? Ha fatto campagna acquisti?<br />
</strong>«No e no».<br />
<strong>Sta per mandare in onda un nuovo canale all news e non ha assunto nessuno?<br />
</strong>«No. Non è un periodo in cui le grandi aziende assumono. Utilizzeremo i giornalisti che abbiamo a Mediaset per aumentare la quantità d’informazione».<br />
<strong>Un sindacalista replicherebbe: «Questo vuol dire che i giornalisti dovranno lavorare di più».</strong><br />
«Preferisco dire che lavoreranno meglio».<br />
<strong>La chiama il premier e le propone di dirigere il Tg1&#8230;</strong><br />
«Non accetto. In questo momento ho un’occasione unica qui a Mediaset».<br />
<strong>Aziendalista.<br />
</strong>«Un po’ sì. Ma insomma, un canale all news è il massimo per chi come me sogna di fare il giornalista da quando era bambino».<br />
<strong>Lei è stato al Tg1 nel 2000.<br />
</strong>«Mi chiamò Gad Lerner. Quando se ne andò lui, decisi di dimettermi anche io».<br />
<strong>Se fosse rimasto oggi sarebbe il vice di Minzolini.<br />
</strong>«Quindi mi è andata bene, ahah. Lo scriva che l’ho detto ridendo, eh».<br />
<strong>Marco Travaglio ha soprannominato Minzolini, Scodinzolini, e lei, la “vocina del padrone”.<br />
</strong>«Attaccare una persona a causa del suo tono di voce è come attaccarla perché è grassa».<br />
<strong>Nella definizione “vocina del padrone” mi pare più rilevante il riferimento al padrone.<br />
</strong>«Anche lì, nulla di nuovo».<br />
<strong>Lei è da quattordici anni che lavora per aziende legate alla famiglia Berlusconi: Mediaset, Il Giornale&#8230; Il conflitto di interessi del Cavaliere quanto ha influito sulla sua libertà giornalistica?</strong><br />
«Credo che gli spazi di libertà che si respirano nelle aziende di Berlusconi siano evidenti. A Italia 1 ci ha lavorato pure Santoro».<br />
<strong>Gli spazi di libertà a volte sembrano ristretti. Lei lo avrebbe mandato in onda il servizio di Mattino 5 sul giudice Mesiano (quello che si era occupato della sentenza Fininvest-Cir)? Le telecamere lo seguivano e la giornalista faceva commenti sull’abbigliamento e gli “stravaganti comportamenti” del giudice.<br />
</strong>«No. Quello non era un bel pezzo. E credo che se Claudio Brachino lo avesse visto prima non lo avrebbe mandato in onda. Ma per un pezzo sbagliato sulle reti Mediaset ne mandiamo in onda 300 buoni».<br />
<strong>Lei stesso ha detto che nel 2009 se ne è andato da “Il Giornale” perché non voleva fare un certo tipo di giornalismo. Scrisse: «Siamo convinti che i lettori non apprezzerebbero una battaglia politica che non riuscisse a fermare la barbarie e si trasformasse nel gioco dello sputtanamento sulle rispettive alcove». Pochi giorni dopo, sotto la direzione di Feltri, scoppiò il caso Boffo.<br />
</strong>«Io avevo in mente un altro Giornale. Non si fece, probabilmente per esigenze politiche».<br />
<strong>Sul “Giornale” che firmava lei uscì comunque il titolo di prima pagina “Le escort del clan D’Alema”.<br />
</strong>«Spiegai nell’editoriale che avrei preferito non scendere a quel livello. Mi assumo le mie responsabilità. Penso che negli ultimi due anni si sia superato il limite, da entrambe le parti. A me piace un altro giornalismo».<br />
<strong>Intende quello di “Lucignolo” e dei servizi del suo “Studio Aperto” sui tronisti di Maria De Filippi?<br />
</strong>«Ridurre Studio Aperto a quei servizi è ingiusto. La mia redazione fa e faceva molti scoop».<br />
<strong>Un esempio?<br />
</strong>«La pubblicazione dei dialoghi della torre di controllo di Linate durante l’incidente del 2001. Conservo ancora i ringraziamenti dei parenti delle vittime. E comunque c’è anche il mercato, baby».<br />
<strong>In che senso?</strong><br />
«Il mio Studio Aperto ha triplicato gli ascolti. Siamo riusciti ad avvicinare all’informazione migliaia di ragazzi che come alternativa in tv non avevano di sicuro Ballarò».<br />
<strong>Lei quando ha cominciato a fare il giornalista?<br />
</strong>«Ho cominciato a sognare di farlo a 7 anni e ho pubblicato il primo articolo a 13: la cronaca di una partita dell’Alessandria Calcio».<br />
<strong>Che studi ha fatto?<br />
</strong>«Il liceo Plana ad Alessandria. Lo stesso di Umberto Eco».<br />
<strong>Era adolescente negli anni Ottanta: paninaro o dark?<br />
</strong>«Ascoltavo Guccini: “Non so che viso avesse, neppure come si chiamava&#8230;”».<br />
<strong>Giordano, ma che si mette a cantare “La locomotiva”? È una bandiera generazionale della sinistra.<br />
</strong>«Io frequentavo la parrocchia e l’Azione cattolica».<br />
<strong>Era a scuola con Cristina e Benedetta Parodi.<br />
</strong>«Benedetta l’ho fatta esordire in video a Studio Aperto. Quando mi disse che le avevano proposto la rubrica tv Cotto e mangiato, la sconsigliai: “Non si lascia un tg per due padelle”. Per fortuna non mi diede retta: ora è una star e vende valanghe di libri con le sue ricette».<br />
<strong>La sua prima redazione?<br />
</strong>«Il Nostro Tempo. Con Marco Travaglio. È lui che mi ha insegnato a impaginare gli articoli».<br />
<strong>Com’era il Travaglio anni Ottanta/Novanta?<br />
</strong>«Determinato, bravo. Ogni giorno aggiornava il suo archivio. Ed era più a destra di me. Veniva da un cattolicesimo più tradizionale. Fu lui a portarmi nella redazione torinese del Giornale. All’inizio ci occupavamo di calcio».<br />
<strong>Il suo primo contratto stabile?</strong><br />
«Dopo Il Nostro Tempo e l’Informazione, proprio al Giornale. A metà anni Novanta cominciai a collaborare. E dopo un ritratto ruvidissimo di Giorgio Fossa, che stava per diventare presidente di Confindustria, venni assunto da Vittorio Feltri».<br />
<strong>Ora Feltri le ha dato dello “sciocchino”.<br />
</strong>«Feltri mi ha assunto quando ero disoccupato e mi ha promosso “inviato”. Gli sono comunque riconoscente».<br />
<strong>La sua prima volta in tv?<br />
</strong>«Con la trasmissione Pinocchio. Ci arrivai grazie a Renato Farina che aveva lavorato con Gad Lerner a Milano, Italia. Facevo il “Grillo parlante”: precisavo dati, numeri, cifre. Sono sempre stato un po’ secchione».<br />
<strong>Ora Lerner conduce una trasmissione, “L’infedele”, che nella galassia dell’informazione è l’opposto del suo “Lucignolo”. In che rapporti è rimasto con Lerner?</strong><br />
«Non ci sentiamo più».<br />
<strong>Lei ha un clan di amici?<br />
</strong>«Uno su tutti: Marco, fa l’informatico».<br />
<strong>A cena col nemico?<br />
</strong>«Con Marco Travaglio. Sono convinto che ci siano ancora i margini per un dialogo. Ma so che non accetterà».<br />
<strong>Lei è mai stato a cena ad Arcore?<br />
</strong>«Solo qualche pranzo».<br />
<strong>Manderebbe Alice, la sua figlia maggiore, diciannovenne, a una delle cene “eleganti” di Berlusconi.<br />
</strong>«&#8230; uhm&#8230; No».<br />
<strong>Perché?<br />
</strong>«Lei stessa non ci andrebbe: non crede nelle scorciatoie».<br />
<strong>Qual è l’errore più grande che ha fatto?<br />
</strong>«Non essere riuscito a realizzare il settimanale che volevo davvero, quando mi hanno affidato la trasmissione L’alieno».<br />
<strong>Che cosa guarda in tv?<br />
</strong>«Oltre ai tg? Soprattutto sport. Sono tifosissimo del Toro».<br />
<strong>Il film preferito?<br />
</strong>«Urla del silenzio, uno squarcio sulla guerra, la Cambogia&#8230;».<br />
<strong>Il libro?<br />
</strong>«Il partigiano Johnny, con la sua visione antiretorica della Resistenza. La prima volta l’ho letto a 13 anni. Sono cresciuto a pane, Pavese e Fenoglio».<br />
<strong>La canzone?</strong><br />
«La città vecchia di Fabrizio De André».<br />
<strong>Sa quanti sono gli articoli della Costituzione?<br />
</strong>«Centotrentanove. In diritto costituzionale vado forte. Mi chieda quel che vuole».<br />
<strong>L’articolo 12?<br />
</strong>«&#8230; Uhm&#8230; Oh, porca miseria&#8230; Non lo so!».<br />
<strong>È quello sul Tricolore. I confini della Libia?<br />
</strong>«Egitto, Tunisia, Ciad&#8230;».<br />
<strong>Lei è su Facebook?<br />
</strong>«Praticamente in incognito e con pochissimi amici. Ci controllo un po’ i figli».<br />
<strong>Li controlla attraverso Facebook?<br />
</strong>«Loro si dimenticano di avermi dato l’amicizia e io li becco quando di nascosto non vanno a scuola».<br />
<strong>Sa quanto costa un pacco di pasta?</strong><br />
«Aspetti. Ho degli appunti».<br />
<strong>Che cosa ha?<br />
</strong>«Mia moglie mi ha preparato l’elenco. Vede? La pasta: 1 euro. Il latte: 1 euro e 40&#8230;».</p>
<p>www.vittoriozincone.it<br />
© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>Michele De Lucchi (Sette &#8211; novembre 2011)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 10:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Michele De Lucchi ha sessant’anni, una barba assurda e una lunga carriera da designer/artigiano. Ferrarese trapiantato a Milano, insegna al Politecnico, ha vinto praticamente tutti i premi conquistabili da un designer ed è l’ideatore della lampada più venduta del pianeta: la Tolomeo. Da qualche anno ha deciso che la matita e la carta non bastavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Michele De Lucchi ha sessant’anni, una barba assurda e una lunga carriera da designer/artigiano. Ferrarese trapiantato a Milano, insegna al Politecnico, ha vinto praticamente tutti i premi conquistabili da un designer ed è l’ideatore della lampada più venduta del pianeta: la Tolomeo. Da qualche anno ha deciso che la matita e la carta non bastavano più per fissare le sue creazioni. E quindi ha impugnato la sega elettrica. Risultato: le “Casette”, piccole architetture in legno da esposizione, e ora “I Tavolini”, tavoli in miniatura multiuso (in mostra dal 1° dicembre nella galleria milanese di Antonia Jannone).<br />
De Lucchi ha progettato e ristrutturato edifici in Italia, in Giappone, in Germania, in Svizzera. Ha disegnato per l’Olivetti e ha ristrutturato musei in tutto il mondo. Sottopongo al suo giudizio la ristrutturazione più discussa degli ultimi anni: la teca di Meier a Roma. «È un bene che ci sia, ma forse è troppo espressiva», dichiara. Dato che lui a Tbilisi, in Georgia, ha costruito il monumentale Ponte della Pace in tempi strettissimi, ne approfitto per chiedergli come mai in Italia i segni di architettura contemporanea siano così rari e perché i tempi di realizzazione siano sempre biblici. Mi spiega che, al di là del regime politico georgiano, lì le persone credono in quello che fanno. Cosa che in Italia succede sempre meno. «Da noi c’è troppa paura di sbagliare, anche nell’industria del design», dice. Partiamo da qui allora.<br />
<strong>Chi ha paura?<br />
</strong>«Tutti, a parte qualche uomo d’azienda illuminato. E la paura ti porta a dubitare del fatto che tutto possa essere rinnovato, ottimizzato, migliorato. Ora, è normale che una grande industria del design non si possa permettere troppi errori, perché potrebbero perdersi posti di lavoro e quote di mercato, ma non si può rinunciare al rischio. Il Salone del Mobile di Milano mi piace anche per questo».<br />
<strong>Si rischia?<br />
</strong>«È una fiera di prototipi. Lì, la ricerca artigianale decanta, per poi diventare industriale. Sono convinto che si debba dare qualità al consumismo. Per farlo servono coraggio, ricerca&#8230; È quello che dico anche ai miei studenti e ai miei collaboratori».<br />
<strong>Che cos’altro suggerisce?<br />
</strong>«Non rassegnarsi a lavorare solo per commessa. Il mercato non è il giudice unico di un progetto. Ormai siamo tutti abituati a esaudire le richieste dei committenti. Abbiamo il difetto di accontentarci di accontentare. Gli architetti e i designer invece dovrebbero fare un passo in più. Dovrebbero trovare il cliente dentro se stessi».<br />
<strong>Designer/filosofo. Come?<br />
</strong>«Ritagliandosi uno spazio di ricerca personalissimo. Io ho uno studio a Milano e uno a Roma. Con una cinquantina di collaboratori. Si lavora in gruppo e in contatto con uffici commerciali e marketing delle imprese. Ma un po’ di tempo lo passo sempre da solo, in uno studio fuori Milano».<br />
<strong>Come si diventa archistar? Mi racconta la sua infanzia?<br />
</strong>«Sono nato a Ferrara. Da madre vicentina e padre padovano. Lui era ingegnere. Tutti in famiglia erano ingegneri».<br />
<strong>Passioni giovanili?<br />
</strong>«Il disegno. Passavo le giornate a disegnare».<br />
<strong>Studi?<br />
</strong>«Dopo il liceo decisi di allontanarmi da casa. Anche per staccarmi da mio fratello gemello. Andai a Firenze, a studiare architettura».<br />
<strong>Aveva vent’anni nel 1971. Era gruppettaro?<br />
</strong>«Ho contribuito allo sviluppo della cosiddetta architettura radicale».<br />
<strong>Che cos’era?<br />
</strong>«Il corrispettivo dell’arte concettuale. Ci interrogavamo sul ruolo sociale dell’architettura».<br />
<strong>Con quali risultati?<br />
</strong>«Credo che tutto il grande design e la grande architettura italiana degli anni Ottanta e Novanta siano figli di quella stagione».<br />
<strong>Il suo primo progetto di successo?<br />
</strong>«Una performance alla Triennale di Milano. Nel settembre 1976. Durante la contestazione mi presentai vestito da generale napoleonico, avevo un cartello che gridava “designer in generale” e trascinavo un sacchetto della spazzatura appeso a una squadra e con su scritto: “Progetto”».<br />
<strong>Traduzione della performance?<br />
</strong>«Gli architetti e i designer hanno grandi responsabilità. Con i loro lavori influenzano e modificano la vita quotidiana delle persone. Quindi devono evitare di produrre spazzatura. Con quel travestimento andai sulla copertina della rivista Domus».<br />
<strong>Lei, molti anni dopo quella contestazione, ha ristrutturato la Triennale.<br />
</strong>«È noto: si nasce incendiari e si muore pompieri».<br />
<strong>Ha avuto dei maestri?<br />
</strong>«Due, omerici».<br />
<strong>In che senso?<br />
</strong>«Avevano entrambi nomi omerici: Ettore (Sottsass) e Achille (Castiglioni)».<br />
<strong>Ha lavorato con loro?<br />
</strong>«Sì, per molto tempo, alla Olivetti e non solo. L’anno cruciale per me fu il 1979. Perché contemporaneamente entrai nell’azienda di Ivrea e diedi vita all’esperienza sperimentale di Alchymia e Memphis».<br />
<strong>I due studi milanesi che facevano capo anche a Sottsass.<br />
</strong>«È lui che mi volle alla Olivetti. Nello stesso anno mi immersi in un lavoro industriale solido e convenzionale, e in quello molto intellettuale e rivoluzionario degli studi milanesi».<br />
<strong>Che cosa avevano di rivoluzionario gli studi di architetti Alchymia e Memphis?<br />
</strong>«Le intenzioni, intanto: volevamo rivoluzionare il mondo, l’idea che l’uomo aveva della casa e dell’ambiente domestico».<br />
<strong>È rimasto qualcosa di quella rivoluzione?<br />
</strong>«I musei sono pieni di progetti dell’epoca».<br />
<strong>Mi fa un esempio?<br />
</strong>«La mia sedia First, fatta in lamiera e legno. La libreria Carlton di Sottsass. Sono oggetti molto colorati, vivi. Allora erano trasgressivi e rompevano una tradizione. Io contemporaneamente progettavo gli uffici dell’Olivetti e quelli delle sedi della Deutsche Bank».<br />
<strong>Per la Olivetti lei ha disegnato anche computer?<br />
</strong>«Certo. Ha presente i modelli Philos, Echos&#8230;?».<br />
<strong>Sì. I suoi maestri Sottsass&#8230; Castiglioni&#8230;</strong><br />
«Due mondi completamente diversi l’uno dall’altro. Sottsass non riusciva proprio a ragionare se non aveva una matita in mano. Dopo due minuti che ci parlavi cominciava subito a disegnare forme e valutare i colori. Castiglioni, invece, con la matita in mano si paralizzava. La forza di Castiglioni era la grande ironia con cui affrontava qualsiasi difficoltà».<br />
<strong>Castiglioni ha progettatto la celebre lampada Arco, lei la famosa Tolomeo.<br />
</strong>«In tempi diversi e per aziende rivali».<br />
<strong>Come è nata la Tolomeo?<br />
</strong>«Anche i miei studenti del Politecnico mi chiedono sempre la ricetta».<br />
<strong>Con la Tolomeo lei ha vinto anche il Compasso d’oro. E ancora oggi di quella lampada si vendono 500mila esemplari all’anno. Ricorda il momento in cui l’ha disegnata?<br />
</strong>«Bisogna partire dal presupposto che io appena ho un po’ di tempo, disegno lampade: da tavolo, da muro, che pendono dal soffitto&#8230; Attualmente sto sviluppando una trentina di prototipi. La Tolomeo è nata in un momento in cui cercavo di progettare una lampada manovrabile con una mano sola».<br />
<strong>Qual è la lampada che avrebbe voluto progettare?</strong><br />
«La Naska Loris, la lampada degli architetti».<br />
<strong>Lei possiede molti oggetti di design?<br />
</strong>«Se intende gli oggetti in “stile design”, come le sedie di Eames, no, in casa non ne ho. Sono oggetti che evito».<br />
<strong>Per snobberia?<br />
</strong>«Ho un po’ di rifiuto per il genere».<br />
<strong>Il pezzo di design che meglio rappresenta l’Italia?<br />
</strong>«Qualcosa dei gloriosi anni Quaranta e Cinquanta: il Pirellone di Gio Ponti e le scrivanie di Carlo Mollino».<br />
<strong>Il Pirellone non è design, è architettura.<br />
</strong>«Parliamo della stessa disciplina: si studia l’ambiente dell’uomo e si cerca di renderlo più confortevole e contemporaneo. Il design deve disegnare per l’industria, ma deve anche cercare di resistere nel tempo, di depositare materiale storico che rappresenti la nostra epoca. Quindi va bene il design stagionale ultra industriale, ma poi si deve fare di più&#8230;».<br />
<strong>Oggi la nostra epoca come potrebbe essere rappresentata?<br />
</strong>«Io uso molto legno e molta pietra. Anche perché mi sembra di interpretare la sensibilità dell’uomo contemporaneo, necessariamente attento ai materiali naturali e alla necessità di riconoscersi parte di questo pianeta».<br />
<strong>Lei da anni, oltre a disegnare, scolpisce il legno a colpi di motosega.<br />
</strong>«Sono diventato un virtuoso della motosega. La uso come una matita».<br />
<strong>Prima scolpiva “Casette”, ora “Tavolini-ini”.<br />
</strong>«Sono piccole strutture architettoniche».<br />
<strong>È arte? Art-design?<br />
</strong>«È un modo di mettere in relazione architettura e design, e lavorare sulle proporzioni. Le proporzioni sono importanti: oggi molto spesso le sbagliamo sia quando progettiamo sia quando apriamo bocca per trasmettere un pensiero. Le proporzioni sono da riportare sotto l’occhio della mente».<br />
<strong>Lei ha un clan di amici designer?<br />
</strong>«Frequento molto i miei collaboratori».<br />
<strong>Come si diventa suo collaboratore?<br />
</strong>«Dimostrando di saper osservare la società in cui si vive e di avere il coraggio di rompere le convenzioni».<br />
<strong>A cena col nemico?<br />
</strong>«Con mio fratello Ottorino».<br />
<strong>Scelta inusuale.<br />
</strong>«Siamo gemelli. Io ho questa barba così, anche perché ho cercato di essere diverso da lui per tutta la vita. Ora vorrei riscoprire che cosa ci accomuna».<br />
<strong>È vero che lei ha una cura maniacale della sua barba?<br />
</strong>«Non esageriamo. La lavo. Anche perché se no dopo un po’ puzza».<br />
<strong>Qual è l’errore più grande che ha fatto?<br />
</strong>«Perdere tempo. Le piccole fiammelle che ti aiutano a superare l’oscurità all’inizio di ogni lavoro, andrebbero accese subito invece di divagare».<br />
<strong>Lei che cosa guarda in tv?</strong><br />
«Guardo poco la tv».<br />
<strong>Dove si trova la tv in casa sua? In soggiorno?<br />
</strong>«In realtà se come soggiorno intende un luogo con poltrone e divani, in casa mia non c’è un soggiorno. A me piacciono i tavoli. In famiglia ci sediamo intorno a un tavolo».<br />
<strong>I tavoli di casa sua li ha disegnati lei o li ha acquistati?</strong><br />
«Molti sono miei prototipi. Alcuni sono ideati per Produzione Privata. Altri li ho ereditati dalla mia famiglia».<br />
<strong>Miscela il moderno e l’antico?<br />
</strong>«Sì, certo. La casa è in continua trasformazione. È il palcoscenico dove immaginiamo di recitare la nostra esistenza».<br />
<strong>Il film preferito?<br />
</strong>«My architect, la storia di Louis Kahn».<br />
<strong>La canzone?<br />
</strong>«Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again di Bob Dylan. Il nome del gruppo di architetti Memphis viene da lì».<br />
<strong>Il libro?<br />
</strong>«Sto leggendo una storia degli oggetti comuni e a tutti consiglio Armi, acciaio e malattie, un volume di Jared Diamond».<br />
<strong>Sa che cos’è Twitter?<br />
</strong>«Un social network, come Facebook e compagnia bella».<br />
<strong>Sa che cos’è rappresentato sui 5 centesimi?</strong><br />
«No».<br />
<strong>Il Colosseo. L’età della Costituzione?</strong><br />
«Sessantatré anni».<br />
<strong>I confini della Libia?<br />
</strong>«Indimenticabili: sono disegnati col righello».</p>
<p>www.vittoriozincone.it<br />
© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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