Guido Barilla (Sette – dicembre 2009)

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In azienda lo chiamano Re Leone. Alto, con una criniera ben coltivata, Guido Barilla, 52 anni, è il presidente del gruppo di famiglia. La Barilla, il mastodonte alimentare centenario. Mi accoglie nella sede di Parma. I corridoi sono tappezzati di quadri da museo: Picasso, Fontana, Morandi… «Mio padre Pietro era amico di moltissimi artisti», dice. Sul tavolo di Guido ci sono snack e frullati che verranno lanciati sul mercato nei prossimi mesi. Scartando una barretta probiotica, fa: «Questa non mi piace proprio». La stanza è tappezzata di foto. Ce n’è una gigante con centinaia di quotidiani accartocciati. Chiedo: «Rappresenta la crisi dell’editoria?». Replica: «Forse». E sulla crisi in generale, sottolinea che la Barilla non ha fatto cassa integrazione. Sbuffa se gli faccio notare che i prezzi della pasta sono aumentati mentre crollava il prezzo del grano. Ma non si sottrae alle provocazioni. La prima: sarà malizia, ma quando vengo a sapere che la Barilla ha creato un Center for Food and Nutrition che si occupa di cibi salubri, ambiente e sostenibilità, penso subito a un’operazione d’immagine. E dato che proprio oggi si apre a Roma il Forum Barilla sull’alimentazione, partiamo da qui.
Barilla, con Mulino Bianco e altri marchi del gruppo, è uno spacciatore internazionale di merendine. Discutete di buona alimentazione e invitate a parlare personaggi come Vandana Shiva per sciacquarvi la coscienza?«No. Abbiamo la coscienza di dover fare qualcosa di più rispetto al semplice commercializzare pasta e biscotti».
E quando ha maturato questa convinzione?
«Tre-quattro anni fa. Come industriali viviamo sulla pelle i problemi alimentari nel mondo e gli effetti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura. Serve più informazione».
A proposito di che cosa?
«Dell’acqua, per esempio. Ne buttiamo troppa. E ce ne sarà sempre meno».
Lei è stato accostato a Fidel Castro per la sua lotta contro i bio-carburanti.
«Sacrificare certi terreni per produrre energia mi pare da pazzi».
Cominciano a farlo anche in Italia, per produrre energia pulita. Meno grano, più pannelli solari…
«Vorrei vedere che business ci sono sotto quei pannelli… Su argomenti come l’energia rinnovabile, gli Ogm, il nucleare… spesso si estremizzano le posizioni. Lavoriamo per sapere e capire di più. Su alimentazione e salute noi diamo informazioni che vanno anche contro i nostri stessi interessi».
Mi fa un esempio?
«I dolci. In una alimentazione equilibrata se ne devono mangiare pochi».
Non è una contraddizione che lo spieghi un produttore di merendine?
«No. Da anni consigliamo diete in cui l’uso di certe cibarie è limitato. Lo stesso professor Umberto Veronesi, che è uno dei nostri consulenti, sostiene che l’equilibrio alimentare è alla base della prevenzione di molte patologie».
Se lo Stato le chiedesse di scrivere sulla confezione di una merendina “in quantità eccessive nuoce alla salute”…?
«C’è un dibattito su questo tema. Io lo scriverei tranquillamente».
Oltre alla quantità conta la qualità.
«Certo».
I sostenitori della buona alimentazione, Slow food & Co, i fan del cibo a chilometri zero, in qualche modo rappresentano l’“antimerendinismo”.
«Ma che cosa sarebbe l’antimerendinismo?».
Preferire la brioche del forno sotto casa a quella nelle bustine, per esempio.
«L’industria rende accessibili a prezzi minori e a qualità spesso maggiore i prodotti della tradizione».
Carlo Petrini, leader di Slow Food avrebbe qualcosa da obiettare. La qualità…
«Detesto le estremizzazioni di chi pensa che l’industria faccia solo porcherie e che solo il biologico sia sano».
Petrini…
«… venga a fare i confronti».
Lo sfiderebbe sulla qualità?
«Non si tratta di fare sfide. Io sono pronto a scommettere sulla salubrità della nostra pasta e dei nostri prodotti da forno».
Salubrità. Beppe Grillo ha proclamato che i vostri biscotti contengono “metalli pesanti”.
«Balle. Ma proprio balle. Noi testiamo tutto, continuamente. Abbiamo 200 ricercatori e un imperativo: l’assoluta salubrità».
Grillo…
«Lo abbiamo invitato per un confronto… lui dice che non gli è arrivato l’invito. È un capitolo poco edificante, le assicuro».
Lei fa mangiare i vostri biscotti e le vostre merendine ai suoi figli?
«Di figli ne ho cinque. Sono consumatori spaventosi».
Ancora Grillo. Ha raccontato del vostro socio-azionista al 15%, Anda-Burle, che produce armi.
«Altre balle. Roba vecchia».
Lei lavora alla Barilla da sempre. Mai pensato di uscire dal solco familiare?
«Per molti anni non ho pensato ad altro: come uscire dal solco. È una storia lunga».
Com’è l’infanzia di un Barilla?
«Io e i miei fratelli siamo cresciuti tra i reparti. Usavamo le cassette dei magazzini per fare lo scivolo».
Che studi ha fatto?
«Scuole pubbliche: tra Parma e Cortina. Mio padre aveva la residenza a Belluno. Passavamo parecchi mesi in montagna».
Ha mai fatto politica a scuola?
«No. Il centro della mia vita era il calcio. Da quando ero bambino ogni domenica ho fatto una gara».
Calcio, calcio, calcio?
«No. Anche sci. Poi sono venute le moto da cross, la corsa, il golf e ora la bici».
Università?
«Il penultimo anno di liceo lo feci a Boston. Poi tornai in Italia. Un errore. Mi iscrissi ad Economia, prima a Parma e poi alla Bocconi. Non volevo stare in casa e avevo un rapporto complicato con mio padre».
Perché?
«Lui era severissimo. E io poco incline a dargli ragione. A Milano smisi di studiare economia. Cambiai facoltà: Filosofia. Collaboravo con il dipartimento di psicologia, scrivevo le dispense. Tre anni bellissimi».
Lontani dalla scia farinacea di famiglia.
«Già. Nell’81 però cambiò tutto. Mio padre ebbe il terzo infarto. Per la prima volta mostrò una debolezza. Abbandonai gli studi, decisi di stargli accanto».
Voleva condividere il suo affetto per l’azienda?
«Nel 1971 la mia famiglia era uscita dal gruppo Barilla. A causa della crisi e delle divergenze su come affrontarla, mio padre e mio zio vendettero agli americani. Papà trascorse otto anni a pensare come rientrare e ci riuscì solo nel 1979».
Il suo primo incarico alla Barilla?
«Nel 1982 incombeva il servizio militare. Sfruttai una legge che permetteva di saltare l’incombenza andando all’estero. Trascorsi due anni nella nostra sede parigina».
A fare che cosa?
«A imparare come si vendono i prodotti. In Francia ci trattavano a pesci in faccia. Fu scioccante».
Quando tornò in Italia?
«Prima andai qualche mese negli Stati Uniti. Dallas, New York…».
La Grande Mela di metà anni ’80… le mille luci.
«Non uscivo mai la sera. Se potessi tornare indietro mi divertirei molto di più».
È vero che lei e i suoi fratelli siete dei super assaggiatori?
«Abbiamo sempre assaggiato i prodotti prima di mandarli sugli scaffali dei negozi».
Il prodotto che ha bocciato con più convinzione?
«Un pane croccante. Pessimo».
Mettete bocca anche sulle campagne pubblicitarie?
«Ci stiamo attenti».
La sua preferita?
«Quella dei rigatoni, girata da Fellini. E la prima delle pennette, con la musica di Vangelis».
È vero che Mina canterà un vostro jingle?
«Sì, è un’amica. Già ora è la voce dei nostri annunci».
Il Mulino bianco, è diventato sinonimo di famiglia felice. Anche troppo.
«Alla concettualizzazione del marchio ci lavorò anche Francesco Alberoni, nel 1975. Ci rivolgiamo proprio alla famiglia… alla donna che è l’imperatrice della casa».
Un modello ottocentesco.
«Ci sono archetipi della nostra vita che non cambieranno mai».
Ci sono trasmissioni tv che non vorrebbe vedere interrotte da un vostro spot?
«Non vedrà mai un nostro spot durante il Grande Fratello».
Ne deduco che non ama i reality.
«Esatto. E poi quando vedo una nostra pubblicità durante una partita del Milan un po’ mi secca. Certe emozioni non andrebbero interrotte».
Lei non si vede molto in tv.
«Mi invitano, ma evito».
Che giornali legge?
«Tutti. Ma sfoglio rapidamente le prime pagine, quelle sulla politica».
Perché?
«Da anni si parla soltanto di Berlusconi. I favorevoli, i contrari, lui che pensa a sé…».
È un premier molto discusso, votato, processato…
«Il 90% delle parole dette nei talk e scritte sui giornali riguarda lui. Possibile? In qualsiasi altro Paese sarebbe impensabile».
Si sarebbe aspettato qualcosa di più dal premier?
«È possibile fare qualcosa di più in Italia? La Barilla ha stabilimenti in tutto il mondo. Negli Stati Uniti se vuoi aprire un impianto le amministrazioni fanno a gara per averti. In Italia fanno a gara per ostacolarti».
Perché non fa politica?
«Perché non è il mio mestiere».
Leader ambientalisti. Deluso da Obama?
«Insomma, con i cinesi ha proprio calato le braghe».
Lei ha cinque figli. Una volta ha detto: «Abbiamo pensato per tempo al cambio generazionale». Per non avere guai sulle successioni?
«Con i miei fratelli abbiamo pensato a un’articolazione che permetta a chi vuole di costruire il proprio futuro in azienda».
A cena con il nemico?
«Ci sono alcuni nemici che non rispetto e con cui non andrei mai a cena».
Un esempio? Il ministro del governo Prodi che propose di boicottare la pasta?
«Ma chi? Mastella? Un incompetente. A lui non avrei nulla da dire. Invece, con Petrini di Slow Food, ci andrei mille volte».
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Non finire l’università. E fidarmi di certe persone nell’acquisizione della Kamps».
Si riferisce a Giampiero Fiorani?
«Un farabutto. Un incantatore di serpenti. Il suo piano era di metterci in difficoltà tali da non poter andare avanti da soli».
Il libro preferito?
«I fatti della vita di Ronald Laing e La repubblica di Platone».
Il film?
«The Inglorious Bastards di Tarantino».
La canzone?
«La canzone del sole di Battisti. È quella del primo innamoramento vero».
Quanti articoli ha la Costituzione?
«Poco meno di centoquaranta».
Centotrentanove. I confini d’Israele?
«La striscia, la Siria, l’Egitto…».
Quanto costa un pacco di pasta?
«La nostra 80 centesimi. Ma ce ne sono dagli 0,30 fino ai 5 euro».
Le pastasciutte da 5 euro sono più buone?
«Si paga molto il marketing».
Perché nell’ultimo anno la pasta è aumentata mentre il prezzo del grano crollava?
«Intanto il prezzo della pasta è stato fermo per quasi 10 anni e non ha subito scosse con l’introduzione dell’euro. Poi negli ultimi otto mesi, mentre il prezzo del grano schizzava, noi ci siamo assunti i costi di questo aumento. Quando il grano è crollato eravamo arrivati al punto che o aumentavamo i prezzi o chiudevamo».
Sa anche quanto costa un litro di latte?
«Un euro e trenta. Mia moglie mi manda lunghe liste di cose da comprare. Io eseguo».

Categorie : interviste
Commenti
paola 8 dicembre 2009

ho appena scoperto questo blog e ne sono rimasta affascinata, non la conscevo ma in questi pochi articoli appena letti posso dirle che mi ha colpito e sembra quasi che gli intervistati siano veri, sinceri…sarà l apparenza che vogliono dare oppure merito delle sue domande intelligenti /taglienti in ogni caso BRAVO!!!

vz 9 dicembre 2009

Che dire… grazie!

Daniele Semeraro 9 dicembre 2009

Caro Vittorio,
complimenti per il nuovo sito, molto molto bello!

alessandro 10 dicembre 2009

a me più che un sito sembra un archivio, ben fatto ma sostanzialmente un archivio.

vz 10 dicembre 2009

@alessandro: uhm, definire sito, pliz. Un sito non può essere un archivio? Comunque, sì. Allo stato attuale questo è un archivio. Ogni tanto segnalerò un video, scriverò un post, ma fondamentalmente resterà un archivio con possibilità di commentare ogni cosa archiviata.

Salvatore 11 dicembre 2009

Ha fatto benissimo a creare questo archivio. Sapesse quante volte ho cercato in internet le sue interviste per condividerle con altre persone.
Buon lavoro
Salvatore

Febo 30 gennaio 2010

Bella intervista, certo però che qualche domandina sull’affaire SME/De Benedetti sarebbe stata interessante!
Lui sembra “umano”, in ogni caso mi chiedo come sia possibile che una non laureato guidi una multinazionale e la stesa multinazionale faccia fare interminabili colloqui, richiede personale con minimo 1 laurea e una specializzazione ad Harvard per poter essere assunto. giusto sul profilo aziendale ma perchè non dare fiducia anche ad un laureato triennale, forte proprio di qeualla sua personale esperienza…
ciao

vz 1 febbraio 2010

@febo:
1) grazie!
2) ovviamente gli ho chiesto di Sme/De Benedetti, ma non mi ha detto nulla di interessante, anche perché lui all’epoca era appena entrato in azienda e lavorava negli Stati Uniti. La cordata con Berlusconi la fece il padre. E io tendo a non far ricadere le colpe dei padri sui figli;
3) probabilmente hai ragione Febo. Ma c’è un problema di tempo, più titoli di studio hai, più esperienze hai acquisito e più chi ti deve assumere va a colpo sicuro. Quanti laureati-triennali si dovrebbero provare prima di beccare quello giusto? (la prossima intervista a Benetton, febbraio 2010, da questo punto di vista ti darà delle sorprese)

marco 5 giugno 2010

guido barilla farebbe bene anche a controllare la agenzie barilla.meridiana vendite sita a casoria,gestita dal sig.marciano sergio.in uesta agenzia si adotta terrorismo psicologico.noi venditori non siamo altro che m….
insultati.minacciati.barilla e’questo???? e solo quest.di tempo

vz 7 giugno 2010

@marco:
- so che sembrerà un’ingenuità, ma avete provato a scrivere a Barilla direttamente?
- avete denunciato a un sindacato i casi di terrorismo psicologico?
- che cosa vuol dire quando scrive: “è solo questione di tempo?”.

grazie

erica 29 dicembre 2010

credo che alla fine ne resti uno solo

gerardo 30 dicembre 2010

sta arrivando l’angelo!!

marc 15 maggio 2011

ho da proporgli un vecchio mulino vista castello in provincia di parma ,visto che dice di essere legato alla sua terra .se le interessa ,potrebbe rifarlo vivere come una volta e magari farne un centro didattico della sua azienda
saluti ,marc.

antonio 16 luglio 2011

confermo tutto cio’ che afferma marco,anzi vi posso segnalare altre agenzie del sud italia forse sono ancor peggio di quella.
saluti,antonio

giuseppe 28 gennaio 2012

io lavoro con un agenzia del sud da molti anni ho cambiato 3 agenti ma non ho notato veri e propri maltrattamenti forse perche ho fatto sempre i miei obbiettivi sicuramente a chi non portava i risultati il tono diventatva abbstanza pesante
ma non terrorismo psicologico

marco 16 aprile 2012

tutto inutilesidacato??? scivere a barilla>??? e’ tutte inutile…la nostra vita scorre cosi’,in base a programmi e obbiettivi,che vengono imposti in modo spietato,devi attuarli a ogni costo..diversamente vieni umiliato…maltrattato…minacciato…….dovranno subirne le consequenze agenzia di sergio marciano….casoria

LUCA 16 aprile 2012

CONFERMO TUTTO QUELLO CHE ASSERISCE ANTONIO E MARCO!!!!!

vz 10 maggio 2012

@marco e luca: qui non si accettano minacce! Se c’è una critica o un chiarimento da fare, lo si faccia argomentando.

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