Annamaria Bernardini De Pace (Magazine – maggio 2007)

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«Le dispiace se mi cambio le scarpe? Quando ho freddo ai piedi non riesco a ragionare». L’intervista comincia così. Con degli stivaletti bianchi che prendono il posto di un paio di sandali. Annamaria Bernardini De Pace, 58 anni, è l’avvocatessa matrimonialista che da vent’anni scrocchia coniugi a destra e a manca. La chiamano la iena, perché al momento di fare i conti, è spietata. «La separazione spesso è un lieto fine», si difende lei. E, candida, spiega che la sua priorità è l’interesse dei figli. Che lei non è come la dipingono. Ecc. Fatto sta che il suo studio di Milano, dove i clienti vengono accolti da un manichino vestito con toga e guepiere, macina 300 cause all’anno. E sul tavolo della titolare, soprannominata dai giovani avvocati e dagli assistenti Ringhio o Zelig («Per le battute a raffica»), si sono incagliate tutte le «opoli» d’Italia: da Tangentopoli a Calciopoli, passando per Bancopoli.
Tra i suoi ultimi clienti c’è stata pure Nina Moric, moglie del fotografo Fabrizio Corona, il grande accusato di Vallettopoli.

«Moric non è più una mia assistita».
Perché?
«È sparita improvvisamente».
Senza pagare il conto?
«Lasciamo perdere. Era venuta da me prima che scoppiasse lo scandalo dei ricatti. Ho preparato per lei quattro sequestri e la separazione da Corona. L’ho accudita e aiutata, soprattutto dopo che era tornata stravolta dall’interrogatorio con il pm Woodcock. Mi mandava sms molto affettuosi. Poi… puff».
Dove è finita?
«Credo sia rientrata nell’ovile di Lele Mora».
Lei è l’anti-Lele Mora. Gli ha pure soffiato una cliente: è diventata l’agente di Simona Ventura.
«Mi occupo solo dei suoi contratti. Dopo essermi occupata del suo matrimonio».
Ventura è grata a Mora. Ne parla bene.
«Simona ha il senso della riconoscenza. Insieme hanno fatto molte cose».
Ventura ha avuto problemi con Corona.
«E lui ha detto: “L’avvocato Bernardini De Pace mi considera il suo più grande nemico”. Ma che vita triste sarebbe la mia, se avessi Corona come più grande nemico? Io lo considero una zanzara».
Vallettopoli.
«È stato smascherato un mondo che non ha rispetto di nulla, se non dei soldi e del piacere. Dove le mamme mandano le figlie in pasto ai ricconi. Dove dietro la dea immagine si nasconde gente che non sa fare nulla».
Pure il marito di sua figlia Chiara, Raoul Bova, si è dovuto presentare da Woodcock?
«C’era una sua foto nell’archivio di Corona. Volevano sapere se anche lui era stato ricattato. Figuriamoci, con la vita ritirata che fa… Ci deve solo provare a sgarrare… Eheh».
Bova teme la suocera avvocato?
«Scherzo. Ci stimiamo a vicenda. Anche troppo».
Se scoprisse che lui tradisce sua figlia?
«Raoul è il padre dei miei nipoti. Non potrei mai assistere Chiara contro di lui».
E chi ci crede?
«Giuro. Anche se non penso sia un bene che Raoul lo sappia».
Vengono da lei più donne o più uomini?
«Ormai sono più gli uomini. In compenso le donne sono diventate abilissime: scovano i segreti, economici e sentimentali, dei mariti».
Come?
«Entrano nei computer. Gli uomini, un po’ fessacchiotti, usano come password la data di nascita dei figli, o quella della mamma defunta. Una mia cliente ha preso lezioni di informatica pur di entrare nel Pc del marito: alla fine ha scoperto che lui nascondeva una tabella con un voto per ogni atto sessuale clandestino».
Lei ha seguito più di 17.000 cause: un mega archivio dei tradimenti d’Italia.
«Ma ormai il tradimento passa inosservato».
Lei i tradimenti li accetta?
«Le sembro una cristiana che perdona? Ho scritto articoli infuocati contro Papa Wojtyla quando disse che le donne dovevano perdonare i fedifraghi. E ho lasciato tutti gli uomini con cui sono stata, al primo gesto di slealtà».
E infatti, su Scherzi a parte…
«…hanno organizzato un finto tradimento da parte dei miei più stretti collaboratori. E io sono impazzita».
Donna del sud.
«Famiglia pugliese. Mio padre Nicola era magistrato. Mia madre Isabella avvocato. Tutti e due molto rigorosi. Severissimi».
Bacchettate?
«Macché. Io per mio padre ero una principessa. E lui è stato sempre il mio punto di riferimento. Una cosa che gli altri uomini hanno scontato. Certo, papà aveva una visione della vita un po’ diversa dalla mia attuale. Era piuttosto austero. Niente consumismo. Per i bimbi niente Coca-cola e niente Disney».
Se vedesse il suo cellulare leopardato di Swarosky… I genitori severissimi?
«Ogni volta che io e i miei fratelli ne combinavamo una, c’era un processo».
Un’udienza casalinga.
«Una volta il mio fratello più piccolo, Luciano, che era sotto la mia custodia, decise di andare in bici a occhi chiusi. Si schiantò. Inventai che era stata colpa di una macchina di passaggio. Partì l’indagine genitoriale. Le testimonianze di noi figli non combaciavano. Confessammo. Risultato: condanna per direttissima e punizione. Da quel momento mai più una bugia».
E già, l’avvocato che non dice bugie.
«Ho fatto mio il motto di Che Guevara: la verità è rivoluzionaria».
Ma lei non era di destra?
«Famiglia liberale, anticomunista. Per indole, anarchica».
Aveva vent’anni nel 1968.
«E mi occupavo di battaglie civili. A sedici anni avevo lasciato il liceo Parini perché sul giornalino della scuola mi avevano censurato un articolo su una coppia omosessuale. Ero femminista, ma non integralista. Non mi piacevano le talebane dei gruppi di coscienza».
I suoi fratelli?
«Giorgio era maoista. Si può intuire l’imbarazzo in famiglia».
Come nel film Mio fratello è figlio unico? Fratelli su opposte barricate, ma sempre fratelli.
«Non proprio. Tra di noi non c’erano fasci. In compenso c’era, e c’è, una complicità ferrea».
Gli anni Settanta a Milano.
«Vissuti da casalinga: fornelli, biberon e ramazza. Nel 1970 mi sono sposata con il mio professore di diritto romano. Lui sì che era fascio. Abbandonai gli studi. Per allevare le mie figlie».
Come è diventata avvocato?
«Dopo aver rotto con mio marito. Sa chi provò a convincermi a non separarmi?».
Dica?
«L’attuale senatrice teodem Paola Binetti. Portavo le figlie a danza nel suo club milanese dell’Opus Dei. Era simpatica, ma già un’integralista del cattolicesimo. Figuriamoci. Io porto i geni di una antenata pugliese mazziniana antiborbonica e anticlericale: Antonietta De Pace. Nel ’76 ripresi a studiare. Nel 1982, grazie a un amico che lavorava per la casa discografica Cgd, cominciai a occuparmi dei contratti dei musicisti».
I primi clienti?
«Zucchero, allora sconosciuto. E Gaber, amico di famiglia».
La prima causa?
«Al fianco della vedova dell’autista di Mina. Feci pignorare alla cantante il suo baule di Louis Vuitton con le iniziali AMMZ. Poi venne Ornella Vanoni: contro Berlusconi. Lei aveva un contratto per 12 puntate della trasmissione Risatissima. Mediaset ne impose una tredicesima: feci in modo che gliela pagassero quanto tutte le altre messe insieme. Ancora. Grazie al mio intervento, Loredana Berté ottenne un bel risarcimento dalla moglie di Mike Bongiorno».
Una storia di affitti senza contratto, se non sbaglio. Ma i divorzi quando arrivano?
«Dopo aver letto Sigmund Freud e conosciuto la psicoavvocatessa Luisella de Cataldo Neuburger. Un po’ c’entra anche Indro Montanelli».
Il leggendario decano del giornalismo.
«Sì. Un giorno il Corriere della Sera pubblicò una mia lettera di commento a una sentenza della Cassazione. Indro, che per me era un mito, mi contattò per chiedere se volevo collaborare con il suo Giornale. Ci vedemmo a cena».
Fece un po’ il marpione?
«Fu galante. Mi disse che avrei fatto bene a occuparmi e a scrivere di separazioni e divorzi. Era il 1987. Un anno di svolta nella mia vita».
Il primo divorzio celebre?
«Il caso Sala/Chiesa. Laura Sala, moglie del manager socialista Mario Chiesa, voleva la separazione. Nel 1989 avevamo trovato un accordo. Chiesa con me era stato molto arrogante».
Lei non sa chi sono io…
«Cose simili. A un certo punto lui fece ricorso per modificare l’accordo. Io avevo dei documenti da cui risultava chiaramente che lui non era affatto povero. Studiandoli bene, mi accorsi che c’era qualcosa che non andava. Sono appassionata di enigmistica: certe intestazioni di conti correnti erano decisamente sospette. Chiesi che le carte fossero trasferite alla Procura di Milano. Mi convocò Antonio Di Pietro. Ci andai a parlare. Era il gennaio del 1992».
Il 17 febbraio 1992 Mario Chiesa venne arrestato. Detta così sembra che Tangentopoli l’abbia fatta scoppiare lei.
«Di Pietro ci scherza. Ho una sua dedica a un libro in cui loda le mie intuizioni».
Poi il caso Schiaffino/Falk. Falk scucì miliardi.
«Feci quel che mi chiese la mia cliente. Ma fino a un certo punto».
Quale punto?
«Io non vado avanti quando un genitore mi chiede che l’altro non veda più i figli».
Avvocato da Libro cuore. È vero che da donna/mamma/matriarca del Sud ama allestire cene succulente?
«Niente di mondano».
Si dice partecipino attori e finanziari. Il massimo del mix?
«Mmh. Ferruccio de Bortoli e Elisabetta Canalis».
La mondanità serve agli affari?
«Agli affari serve il tam tam. Il passaparola».
E le comparsate in televisione.
«No. Dopo le apparizioni tv si fanno avanti soprattutto clienti un po’ sfigati. Certo, la presenza in video mi ha permesso di ricevere il più bel regalo della mia vita».
Quale?
«Un musicista, dopo avermi vista, ha composto per me una canzone. Ho il file audio sul computer. Ascolti: Anna Bernardini De Pace/ che bella donna quanto mi piace. Stupenda no?»
Uhm. Ospite Tv. Da Floris o da Vespa?
«Da Floris. Per attaccarlo. Lui non lascia parlare».
Da Dandini o da Fazio?
«Nomen omen: Fazio è fazioso. Lo è anche Dandini, ma almeno è divertente».
Il suo palinsesto ideale?
«Le Iene. E certi programmi notturni, come quello con la psicopedagogista Maria Rita Parsi. Altro che trasmissioni inquietanti come Buona Domenica».
A cena col nemico?
«Mi porterei a casa Prodi, ma per avvelenarlo».
Esagerata.
«Prodi è finto. Non che impazzissi per Berlusconi, però…».
Così si è inimicata premier ed ex premier…
«Amo la disistima di chi disistimo».
Delete. Pollastrini o Prestigiacomo?
«Pollastrini. È inutile».
Insieme con Rosy Bindi, è la madre dei Dico.
«I Dico sono una presa in giro».
Lo dice lei. La sua figlia più grande, Francesca, neomadre, fa parte di una coppia di fatto.
«E fa bene a non sposarsi. Detto ciò i Dico rimangono uno spottone politico accatta voti».
Continui a cancellare: Rosy Bindi o Paola Binetti?
«Bindi: annuncia il Tribunale della Famiglia, ma poi…».
Fini o Berlusconi?
«Cancello Berlusconi. E gli suggerisco di leggere Everyman di Philip Roth. Un libro per tutti gli uomini sopra i 50 anni».
Un politico che non le dispiace?
«Capezzone, anarchico e liberale. Dice le cose come stanno… È onesto. E l’onestà mi dà quasi una eccitazione erotica».
Cesare Previti o Giuliano Pisapia?
«Scherza? Cancello Previti. Pisapia pur essendo comunista è in buona fede. E poi da bambina ero innamorata di suo fratello Guido».
L’avvocato Giulia Bongiorno o il giudice Clementina Forleo?
«Tengo Forleo. Ha una masseria in Puglia, ci vorrei andare».
Tra avvocatesse: Grazia Volo o Caterina Malavenda?
«Malavenda è la più brava».
La hit parade delle avvocatesse?
«Malavenda. Poi Paola Savio che nel caso Franzoni ha gestito con eleganza sabauda un’eredità difficilissima. E Antonella Izzo del mio studio: ho il terrore che prima o poi mi cacci».
Cultura generale. Che cosa è YouTube?
«Un sito. Ci ho visto lo scherzo a Raoul con i suoi cani».
I confini dell’Afghanistan?
«In geografia non sono ferratissima».
Quanto costa un pacco di pasta?
«La pasta me la regala il mio primo amore pugliese, Aurelio».
Guardi che la boccio. Quanto costa un diamante?
«Questo lo so. Dipende da vari fattori».
L’ultimo che ha comprato?
«23 carati».
Un macigno. Quanto l’ha pagato?
«Quattrocento mila euro».
Come, scusi? Ma quanto guadagna?
«Non guadagno tanto. Risparmio».
Ah, ecco.

LINK:
Annamaria Bernardini De Pace, tra avvocati, assistenti, autisti e portieri ha intorno a sé circa 35 persone. Lo studio legale è un famiglione. O almeno lei ama rappresentarlo così. Da madre/padrona accudisce tutti. «A volte li nutro, dopo una giornata faticosa». Di sicuro c’è complicità: durante l’intervista si affaccia il pupillo della matrimonialista (Alessandro Simeone, protagonista con l’altra prediletta, Antonella Izzo, della trappola su Scherzi a parte). «Avvocato, il signore sovrappeso ha inviato le carte. Quello brizzolato che la corteggia, invece… In compenso tutto bene con l’amica dalle labbra rifatte». Poi rivolto a me: «Parliamo così per farla ridere un po’». Certo.

Categorie : interviste
Commenti
ANDREA d'Aloja 23 gennaio 2011

La Signora Bernardini De Pace dimentica di dire di essere stata più volte sospesa dall’ordine degli Avvocati e di essere stata querelata da me per avermi dato dello spacciatore internazionale di cocaina al solo scopo di avvalorare le sue tesi in un orribile caso di separazione con il quale riuscì, solo grazie alla sua “conoscenza” con l’allora Presidente del Tribunale dei minori di Milano Dott.ssa Pomodoro, a togliere l’affidamento di una figlia ad una madre che era ed è una mia carissima amica.
Penso sia la più avida, perfida e scorretta professionista che sia mai esistita in questo campo e non capisco come le sia ancora permesso di esercitare da Avvocato.

vz 26 gennaio 2011

Gentile D’Aloja,
ovviamente lei si assume tutte le responsabilità delle cose che ha scritto.
Sono fatti che io non conosco e sarebbe bene parlarne in luoghi dove Bernardini de Pace ha la possibilità di replicare. Non trova?
(e non mi venga a dire che qui ha la possibilità di replicare)

giuseppe 28 maggio 2011

Vorrei sapere il nome ed il cognome del marito suo profes-
sore di diritto romano.

anna rita d'alessandro 3 ottobre 2011

ho avuto l’immenso piacere di conoscere personalmente Anna Maria Bernardini De Pace e personalmente la trovo una persona fantastica oltre ad essere una professionista con le P…. (come si suol die..) e’ preparatissima e mi dispiace oltremodo per tutti quelli che rosicano…. credo che lei abbia tutte le carte in regola per giocarsele a modo suo e ci sarebbe solo da imparare MOLTISSIMO!!!! ce ne fossero di persone come lei!!! e poi: chi è senza peccato scagli la prima pietra. ricordate? spero di poter trascorrere delle piacevolissime ore in sua compagnia al più presto.

gabriella ongaro morelli 13 novembre 2011

L’avvocato Anna Maria Bernadini De Pace, assiste i vip e i fessi che le regalano qualcosa come 39.000 euro per una causa di separazione………….

benedetta 27 marzo 2012

Rispondo al Signor Giuseppe che vorrebbe sapere chi è stato il marito della Bernardini De Pace, semplicemente un suo professore di Univesità, guarda caso, penso si sia laureata a Perugia.

benedetta 27 marzo 2012

Sempre rispondendo al Sig. Giuseppe, il cognome è GIORDANO, come le figlie, ovviamente….

rosanna vanoncini 15 aprile 2012

Se ama l’onesta’ e la verita’, sono con Lei, sono valori che ormai non esistono piu’, purtroppo; sono contenta che difenda e faccia vincere persone che se lo meritano, la stimo molto per la Sua intelligenza e cultura, avanti cos’!

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